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SCENARIO/ Ostellino: la rivoluzione fallita di Berlusconi rischia di consegnare il paese ai nuovi "fascisti"

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

 

C’entra per il fatto che la crisi attuale non riguarda solo la politica, il caos dentro il Pdl per intenderci: essa riflette quello che sta accadendo nella società italiana. La sua natura corporativa è esplosa e si ripercuote a livello politico, frammentandolo. Il potere politico è anch’esso alla ricerca di risorse e lo scontro in atto con le regioni può essere letto così: corporazioni locali che si ribellano alla corporazione centrale. Con l’effetto di acuire la conflittualità sociale, ampliandola. Attualmente Berlusconi è debole perché è prigioniero delle corporazioni organizzate, oltre che di se stesso.

 

In questa guerra corporativa qual è il ruolo della Lega?

 

La Lega è l’unica forza ad aver capito realmente che il corporativismo è la vera essenza della realtà italiana, e la sua vocazione storica è quella di tradurre il corporativismo localistico in una domanda di «secessione democratica». Il meridionalismo separatista pretendeva che lo stato ripagasse il sud per i danni che esso aveva ricevuto dall’unificazione. Lo stesso sta ora avvenendo al nord, in senso opposto: il corporativismo giustifica l’esigenza di secessione, proprio perché la miglior tutela avviene a livello locale. Tradotto: non possiamo più sostenere una parte del paese a nostre spese.

 

Ma il federalismo non può sancire a livello costituzionale uno stato di cose più equilibrato?

 

Sarebbe la sua funzione storica, ma scattano a questo punto le tare materiali della realtà italiana: ci sono regioni del sud che non essendo in grado di amministrarsi non si assumeranno mai la responsabilità del loro autogoverno, e pretenderanno di essere sovvenzionate dal potere centrale. E il nord questo non potrà accettarlo.

 

Torniamo a Berlusconi. Fini può prendere il suo posto?

 

No, se lo tolga dalla testa. Al momento attuale non c’è nessuno che possa prendere il posto di Berlusconi, ammesso che egli non faccia grosse sciocchezze e rimanga sul filo della ragionevolezza. Berlusconi non ha successori. Tantomeno può succedergli un ex missino, per quanto ravveduto. Può accadere che un ex comunista arrivi alla presidenza del Consiglio, ma è destinato a starci poco, perché l’Italia non ha nostalgia degli eredi delle ideologie totalitarie del ’900. Ciò non toglie che abbia nostalgia per l’ordine e la disciplina, tratti caratterizzanti del fascismo. Diciamo meglio: l’Italia è fascista indipendentemente dalla nostalgia per i leader fascisti.

 

(Federico Ferraù)

 

 

 

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COMMENTI
15/07/2010 - senza una coraggiosa visione strategica (Fabrizio Terruzzi)

Berlusconi ha rivoluzionato ben poco perché le rivoluzioni sono dolorose ed elettoralmente rischiose. La sua anima è populistica, un poco peronista, dei vantaggi senza sacrifici, del raccolto facile per tutti, senza una coraggiosa visione strategica. Es.: ridurre le tasse? Peccato che questo implichi la riduzione dei servizi erogati dalla Stato (come, quali), il riciclo nel privato di un mezzo milione di impiegati pubblici o ”clienti politici” e lo sviluppo di una decisa politica di promozione industriale perchè questi nuovi posti di lavoro si creino. Cosette da poco insomma. Per cui a parte il blà, blà, poco o niente. Peccato che dalla sinistra non ci si possa attendere niente di meglio.