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IL CASO/ Il tribunale di Venezia strizza l’occhio a Zapatero, ma la Consulta dice no…

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Il fatto. Punto di partenza di questo dibattito è il rifiuto di un ufficiale di stato civile del Comune di Venezia di procedere alla pubblicazione di matrimonio richiesta da una coppia omosessuale. L’ufficiale di stato civile aveva ritenuto illegittima la pubblicazione, perché in contrasto con la normativa vigente in quanto il matrimonio nell’ordinamento giuridico italiano «è inequivocabilmente incentrato sulla diversità di sesso dei coniugi».

La diversità infatti «costituisce presupposto indispensabile, requisito fondamentale, a tal punto che l’ipotesi contraria, relativa a persone dello stesso sesso, è giuridicamente inesistente e certamente estranea alla definizione del matrimonio, almeno secondo l’insieme delle normative tuttora vigenti» e secondo l’orientamento della giurisprudenza.

A questa vicenda seguono due sentenze, una del Tribunale di Venezia e una della Corte costituzionale che contengono pesanti affermazioni contraddittorie: più ambigua quella del Tribunale e più chiara, ma sottilmente elusiva quella della Corte costituzionale.

La posizione del Tribunale di Venezia. La coppia aveva denunciato la discriminazione di cui riteneva di essere stata oggetto al Tribunale di Venezia, sostenendo che nell’ordinamento italiano non esiste una nozione di matrimonio, né un divieto espresso di matrimonio tra persone dello stesso sesso. La sentenza del Tribunale si articola in tre passaggi molto diversi tra di loro, a cui corrispondono interpretazioni divergenti e contraddittorie, su cui vale la pena soffermarsi.

A) Prima fase. No al matrimonio omosessuale
. Il Tribunale accetta l’interpretazione della norma data dall’ufficiale di stato civile e fa rilevare come solo apparentemente nell’ordinamento vigente il matrimonio tra persone dello stesso sesso non sia previsto né vietato espressamente. Afferma che «pur non esistendo una norma definitoria espressa, l’istituto del matrimonio, così come previsto nell’attuale ordinamento italiano, si riferisce indiscutibilmente solo al matrimonio tra persone di sesso diverso. Gli articoli 2, 3, 29 e 117, primo comma, della Costituzione, e gli articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis del codice civile, «sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso».




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