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IL CASO/ Il tribunale di Venezia strizza l’occhio a Zapatero, ma la Consulta dice no…

Pubblicazione:lunedì 19 luglio 2010

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Altre norme del codice civile si riferiscono al marito e alla moglie come “attori” della celebrazione (artt. 107 e 108), protagonisti del rapporto coniugale (artt. 143 e ss.) e autori della generazione (artt. 231 e ss.)». Per cui secondo il Tribunale, proprio per il chiaro tenore delle norme indicate, non è possibile allo stato delle disposizioni vigenti, operare un’estensione dell’istituto del matrimonio anche a persone dello stesso sesso. Sarebbe stata una forzatura non consentita ai giudici «a fronte di una consolidata e ultramillenaria nozione di matrimonio come unione di un uomo e di una donna».

In sintonia con questa impostazione cita anche un parere del Ministero dell’interno, del 28 luglio 2004, nel quale si legge che «in merito alla possibilità di trascrivere un atto di matrimonio contratto all’estero tra persone dello stesso sesso, si precisa che in Italia tale atto non è trascrivibile in quanto nel nostro ordinamento non è previsto il matrimonio tra soggetti dello stesso sesso in quanto contrario all’ordine pubblico». Affermazione ribadita dallo stesso Ministero il 18.X.2007.

B) Seconda fase. Prendere atto dei cambiamenti sociali
. Il Tribunale di Venezia però aggiunge che «non si può ignorare il rapido trasformarsi della società e dei costumi avvenuto negli ultimi decenni, nel corso dei quali si è assistito al superamento del monopolio detenuto dal modello di famiglia normale, tradizionale e al contestuale sorgere spontaneo di forme diverse, seppur minoritarie, di convivenza, che chiedono protezione, si ispirano al modello tradizionale e, come quello, mirano ad essere considerate e disciplinate. Nuovi bisogni, legati anche all’evoluzione della cultura e della civiltà, chiedono tutela, imponendo un’attenta meditazione sulla persistente compatibilità dell’interpretazione tradizionale con i principi costituzionali».

Da questa analisi del contesto sociale nasce la domanda che il Tribunale pone alla Corte Costituzionale, sollecitando una riflessione che valuti la compatibilità dell’interpretazione tradizionale dei principi costituzionali alla luce delle mutate circostanze sociali e culturali del Paese.

C) Terza fase. Perché non dire sì al matrimonio omosessuale...
Il Tribunale chiede alla Corte costituzionale di avallare una diversa interpretazione della normativa vigente per riconoscere i matrimoni gay. Introduce nella sua analisi una serie di riflessioni in evidente contraddizione con quanto sostenuto poco prima. Parte dall’articolo 2 che tutela i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali… Considerando la famiglia come la formazione sociale primaria nella quale vengono tutelati i diritti inviolabili della persona, ipotizza che qualunque discriminazione rispetto al diritto a far famiglia, sia una violazione di un diritto inalienabile.




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