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Politica

IL CASO/ Il tribunale di Venezia strizza l’occhio a Zapatero, ma la Consulta dice no…

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La libertà di sposarsi o di non sposarsi, di scegliere il coniuge autonomamente, riguarda la sfera dell’autonomia e dell’individualità, per cui è una scelta nella quale lo Stato non può interferire, a meno che non sussistano interessi prevalenti incompatibili, come ad esempio quello dei figli. Il Tribunale segnala come molti ordinamenti che consentono il matrimonio omosessuale, distinguano però accuratamente tra il diritto a sposarsi e il diritto ad adottare dei bambini. In ogni caso, si dice, la disciplina sull’adozione ponendo l’accento sulla necessità di valutare l’interesse del minore adottando, rimette al giudice ogni decisione al riguardo.

Analizzando l’art. 3 della Costituzione, il Tribunale considera il diritto di contrarre matrimonio come un elemento essenziale di espressione della dignità umana che va garantito a tutti, senza discriminazioni derivanti dal sesso o dalle condizioni personali, come l’orientamento sessuale. Ne consegue l’obbligo per lo Stato d’intervenire in caso d’impedimenti al suo esercizio. Quindi a norma dell’art. 3 della Costituzione, che vieta irragionevoli disparità di trattamento, non sarebbe possibile escludere gli omosessuali dal diritto di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso. In modo analogo alla persone transessuali che, una volta riconosciuto il proprio cambiamento di sesso, possono contrarre matrimonio con persone del proprio sesso di nascita (sentenza della Corte costituzionale n.165 del 1985).

Non sarebbe infatti giustificabile la discriminazione tra transessuali e omosessuali, che non vogliono effettuare alcun intervento chirurgico di adattamento e ai quali il matrimonio è precluso.
L’eterosessualità, finora pretesa dal nostro ordinamento, nascerebbe da una tradizione sorta in un contesto sociale del tutto diverso dall’attuale e tramandata anche per gli stretti rapporti che intercorrono tra disciplina canonistica e sistema civilistico. La dimensione storica del fenomeno, tuttavia, non dovrebbe essere di ostacolo ad una rivisitazione della normativa, come è accaduto in altre Corti costituzionali straniere.

In definitiva secondo il Tribunale di Venezia sembra che, considerati i cambiamenti sociali, non dovrebbero esserci ostacoli al riconoscimento del matrimonio omosessuale: “Non sarebbe possibile sostenere che i costituenti abbiano eletto l’eterosessualità a caratteristica indefettibile della famiglia, i cui diritti sono riconosciuti e garantiti dall’art. 29 Cost., tanto da escludere dall’ambito applicativo di tale norma le coppie formate da persone dello stesso sesso”. Ciò che lascia del tutto spiazzati però è l’assoluta contraddizione tra le argomentazioni iniziali e quelle finali della sentenza.

La risposta della Corte costituzionale ripercorre, confutandole, le varie tesi e conclude dichiarando inammissibile la questione di legittimità costituzionale. Mostra come tutta la normativa riguardante l’istituto del matrimonio, sia quella prevista dal diritto civile, sia quella di rango costituzionale, si riferisce senz’altro all’unione fra persone di sesso diverso. Ricava il requisito della diversità del sesso dall’art. 107 del codice civile, e da altre numerose disposizioni dello stesso codice.




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