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IL CASO/ Il tribunale di Venezia strizza l’occhio a Zapatero, ma la Consulta dice no…

Pubblicazione:lunedì 19 luglio 2010

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In conclusione
. La sentenza della Corte, oltre a dichiarare inammissibili le questioni di costituzionalità poste dal Tribunale di Venezia, esclude anche qualsiasi intervento di tipo manipolativo attraverso un’operazione lessicale di mera sostituzione delle parole “marito” e “moglie”, con la parola “coniugi”, perché in realtà si tratterebbe di modificare l’intero tessuto normativo alla luce di una norma costituzionale che proprio ad esso rimanda.

È stato l’escamotage a cui è ricorsa la Spagna di Zapatero per legittimare ed equiparare i diversi tipi di unione, eliminando le differenze lessicali, per cui non solo sono scomparsi i termini di marito e moglie, ma anche quelli di padre e madre.

È diritto del Parlamento verificare che non accada ciò che è già accaduto in altre circostanze, ossia che dalle sentenze di un tribunale si ribaltino principi consolidati e valori che appartengono alla cultura e alla tradizione di un Paese.

Per cui mentre si cerca di garantire nel modo più corretto una serie di diritti alle persone omosessuali, evitando ogni possibile forma di discriminazioni sul piano personale, si mantiene chiara e forte la distinzione tra la famiglia basata sul matrimonio e qualsiasi altro tipo di unione. Anche questo è detto in modo inequivocabile nella sentenza della Corte costituzionale.



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