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SCENARIO/ Lupi (Pdl): ma quali larghe intese, la sinistra si confronti su manovra e università

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Alla fine serve una sintesi e la sintesi è per sua natura il partito. Per questo il Popolo della libertà deve essere sempre più in grado di essere sintesi e capacità di rappresentanza. Non è un lavoro semplice, ma impegna tutti, non solo Berlusconi, il suo carisma e la sua capacità di guida.

A livello pratico, serve qualche cambiamento strutturale: congressi, tesseramenti, un coordinatore unico?

Il coordinatore unico a livello teorico è certamente la scelta più funzionale. Allo stesso tempo rischia di essere una decisione strumentale che non tiene conto della realtà e di come è nato il Pdl. Io, ad esempio, sono contrario, è prematuro rinunciare ai tre coordinatori. Il partito poi ha l'esigenza di aprirsi maggiormente, strutturare congressi a livello comunale che superino i metodi tradizionali, pensando a strumenti come le primarie.

Lei è davvero favorevole alle primarie nel Pdl?

Certo, se rimane il listino unico e bloccato le primarie vere sarebbero una buona soluzione per scegliere i candidati. Bisogna poi aprirsi ai giovani e al mondo di internet. Aprirsi, fare sintesi, senza dimenticarsi del perché stiamo insieme: non per un disegno di potere, ma per un progetto ideale e valoriale, la carta dei valori del Partito Popolare europeo. Il che significa libertà, responsabilità, sussidiarietà e anche moralità.

A questo proposito, le vicende di questi giorni riportano all’ordine del giorno la cosiddetta “questione morale”? Bersani, da queste colonne, ha parlato di un vero e proprio meccanismo da rompere: l’accentramento dei poteri e l'eccessivo ricorso allo stato d’emergenza…

 

 

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COMMENTI
26/07/2010 - IL DESIDERIO DI BERSANI (celestino ferraro)

ORDISCE O ARDISCE? Non per darmi un’aria sdegnosa ma questa bagarre di Fini e dei suoi quattro miagolanti contro Berlusconi (ad personam), mi sembra una stupidità degna del massimo disgusto. Che strategia può essere quella di fare il bastian contrario per ogni azione del premier? Un “vendolamento” pugliese che sale la Penisola? Possibile che dopo diciassette anni di lotte in comune, Fini, si accorga dell’incompatibilità col Cavaliere? Oddio, è un po’ nel DNA del personaggio avvedersi di certe idiosincrasie del suo cursus honorum a tempo scaduto e dopo aver gozzovigliato alla mensa aborrita: a che mira? Al premierato? E chi l’avrebbe contestato, a fine legislatura, al cofondatore del PdL, legittimamente ambente al premierato? Settantasette anni per Berlusconi (con lo sguardo al Quirinale) non sarebbero stati una veleggiata alle Bermuda, uno jogging mattutino da farsi in allegra brigata. Concorrenti di pari età che potrebbero insidiargli la poltrone? Forse Tremonti, ma non credo che Giulio ambisca al premierato, l’Europa (e non solo l’Europa) ha bisogno di economisti della sua levatura: Bruxelles lo attende fiducioso. Non resta che credere ad Euripide: “Quos Iuppiter perdere vult, dementat prius”. Celestino Ferraro

 
22/07/2010 - Un Lupi in progresso. (Giuseppe Crippa)

Direi che da questa intervista, grazie alle domande tanto felpate quanto ben dirette di Carlo Melato, emerge un Lupi inedito. Basti dire che in quattro pagine pronuncia una sola volta il cognome Berlusconi (complimenti: il percorso netto è vicino!) Scherzi a parte, ci sono affermazioni che finalmente lo mostrano, dopo tanto (troppo) tempo, capace di indipendenza di giudizio, e che gli creeranno probabilmente qualche problemino all’interno del PdL. Mi riferisco alla richiesta di primarie vere ed alla contrarietà verso l’idea di avere un coordinatore unico del partito. Su una cosa però Lupi manca ancora di coerenza: non può definire la sua Rete Italia come frutto di un valore, l’amicizia, e contemporaneamente negare questo stesso valore alle aggregazioni dei finiani, definite funzionali ad uno scontro di potere e non espressione di una esperienza, magari discutibile, ma ben preesistente a questo suo partito.

 
21/07/2010 - Ma dove crediamo di andare? (Daniele Scrignaro)

Già si capisce poco nella ridda di posizioni diverse che stampa, tv e web riportano del bestiario politico. Se anche due che sono amici - Lupi e Farina - in un legame ben più forte di quello di una propria "libera scelta", con un'unica autorevole fonte di giudizio, "la pensano" diversamente (e la dicono lo stesso giorno dallo stesso giornale): il primo (in questo articolo), "il ministro Alfano ha fatto un miracolo. Il testo migliore probabilmente non è quello che sta uscendo, ma il meglio è nemico del bene. Dobbiamo essere realisti e fare i conti con il contesto"; il secondo (più libero da lacciuoli, in "Intercettazioni/ Da deputato obbediente…"), "nella sostanza non cambierà nulla rispetto ad oggi ... Basterà che uno in buona coscienza ritenga 'rilevante' - un’opinione vale l’altra - qualsiasi intimità ... Una perdita del pudore irreparabile per il destino del nostro mondo". E uno a chi deve dar retta? Possibile che su un tema che non mi pare "il due di picche quando la briscola è fiori", dopo più di due anni di elaborazione, non ci sia uno straccio di giudizio comune? Amici, il rischio è sempre lì: "Nemmeno loro mantengono quello che dicono, ma vogliono che voi li seguiate per avere nella vostra carne motivo di vantarsi, per avere alle loro spalle tanta folla [questa è la definizione perfetta della politica]." ("L'io, il potere, le opere.", p. 89)

 
21/07/2010 - Magistratura e intercettazioni (Silvio Riva)

Non sento dire in modo forte e chiaro che le pubblicazioni di intercettazioni ancora nella fase di indagini, nascono dalla illecita azione di magistrati che le passano a giornalisti. In ogni caso, le parti delle intercettazioni che si riferiscono a persone non coinvolte in azioni illegali o ad argomenti penalmente irrilevanti devono essere stralciate o coperte da "omissis", senza, assolutamente, fare i nomi di queste persone. Finchè non cambi il loro stato di estranei all'oggetto dell'indagine. In difetto di ciò, i magistrati devono essere perseguibili (carriera e soldi).

 
21/07/2010 - un clic e via (Diego Perna)

Sorvolo su tutto il resto dell'intervista, mi soffermo sulle intercettazioni e sulle imprese col clic. Sarei ben lieto di essere costantemente intercettato e pubblicato,( se vuole lascio il mio cell.alla redazione) così da rendere ancora più manifesta, questa crisi economica di valori, morale ecc. perchè di ciò parlo spesso al telefono con i miei amici. Chi non ha potere ha poco da temere e chi lo ha e lo esercita onestamente ancora meno.Con un clic si apre una nuova impresa, ma con un clic non si chiude, specialmente adesso se si hanno debiti e mutui da pagare. Le agenzie di riscossione sono spietate, con un clic ti tolgono anche la casa. Forse il tempo dei proclami sta per finire, sarebbe un bene per tutti, anche per Lei. Cordiali saluti