BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Barcellona: il vero declino dell’Italia? Uomini senza "patria"

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Sì. Il dopoguerra è stato per tutti un periodo entusiasmante, il desiderio di costruzione e di cooperazione era palpabile. Lo si vedeva anche al sud, che non era allora il «deserto dei Tartari» che si è visto dopo. Quello spirito è andato perduto. Ma anche negli anni ’70, così carichi di ambiguità per la rivolta giovanile piccolo-borghese che li ha segnati - e che io non ho mai amato - c’è stato un periodo di grande entusiasmo. Forse proprio lì però vanno cercate le cause storiche della nostra crisi.

 

Perché?

 

Perché sono gli anni della rivolta contro i padri. La profezia di Alexander Mitscherlich, secondo la quale saremmo andati verso una società senza padri, si è avverata e spiega quello che sta ora sotto i nostri occhi: una società frantumata in atomi senza nascita, uomini che non sanno perché vivono e lavorano. E non lo sanno perché non riconoscono più di essere nati da qualcuno. Ma senza padre è pregiudicata la nascita e dunque il perché di tutto: del posto di lavoro, dei partiti, del paese, degli altri. L’idea di avere un debito verso il passato, che possa anche essere di stimolo per guardare al futuro del nostro mondo, è stata cancellata.

 

Non trova, come scrive Galli della Loggia, che il vuoto sia determinato anche dalla scomparsa della politica, «vero cuore duro - scrive l’editorialista - della nostra crisi»?

 

No, la politica viene dopo. Per fare politica le persone debbono stare insieme, ma per stare insieme debbono lavorare insieme, trovare una sintesi. Un fattore chiave di questa sintesi è la famiglia. La politica non è un artefatto astratto della società umana. La società prima si costruisce nelle pratiche collettive e poi si dà una rappresentazione politica. Oggi ad essere in crisi è il rapporto con ciò che vedo, che tocco, che consumo, e il cui senso non riesco più a collegare con una comunità operosa.

 

Traduca, professore.

 

Nessuno, ai tempi della Fiat 500 - la prima però! - poteva guidarla senza pensare alle fabbriche di Torino, a chi vi lavorava e alle decisioni di Agnelli e Valletta. Oggi i popoli dei paesi che falliscono non sanno realmente «perché», dal punto di vista della concretezza della loro esistenza.

 

A questo punto la domanda è d’obbligo: dove passa la via per uscire dalla crisi?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista

 

 

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/07/2010 - La forza religiosa della soggettività umana (Salvatore Ragonesi)

Mi piace l'attuale modo di ragionare del prof. Pietro Barcellona, mio vecchio compagno di studi universitari a cui rivolgo un cordiale saluto. Ho sempre pensato che la sua intelligenza lo avrebbe condotto a queste conclusioni, che vanno al di là dell'antica adesione alla marxiana filosofia della praxis ed a qualsiasi forma di materialismo economicista. In particolare, mi piace il riferimento al ruolo che possono avere "le persone in carne e ossa", e soprattutto la valorizzazione dei soggetti umani con le loro qualità intellettuali, morali e religiose non disponibili per operazioni squallide, ma solo per costruire buone relazioni sociali. L'importante è ormai non perdere la faccia con noi stessi, cioè mantenere la forza del rifiuto nell'attuale universale mercificazione. Il marxismo dei francofortesi aveva insegnato, per la verità, un'altra lettura di Marx-giovane ed un linguaggio della liberazione dai condizionamenti borghesi o proletari che fossero, e aveva orientato verso una necessaria Trascendenza e la formazione religiosa non toccata né sopraffatta dalla reificazione. Ciò, naturalmente, con il mantenimento di tutti i poteri critici e oppositivi per superare i limiti e le volgarità di questo mondo. La religione non è comunque un semplice strumento di alienazione, se intesa non in senso rivendicativo, ideologico o superstizioso, ma un bisogno autentico della soggettività e segno della capacità e possibilità di superare il limite della volgarità e della materialità immediata ed egoistica.