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FEDERALISMO/ Antonini: dalla "spesa storica" ai "costi standard", così elimineremo gli sprechi

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Si è fallito perché si è cercato di risolvere il problema applicando una formula matematica e poi calandola dall’alto. Ma “ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” scriveva Shakespeare e così la formula matematica non permetteva di tenere conto del fatto per cui un Comune spendeva di più, non perché sprecava in eccesso di personale o altro, ma magari solo perché ad esempio teneva aperta l’anagrafe anche al sabato permettendo ai cittadini di ritirare i certificati fuori dall’orario di lavoro.

Considerando questo fattore, il decreto del Governo invece di produrre una formula astratta ha introdotto un nuovo metodo, quello degli studi di settore, da anni applicato a 3 milioni di contribuenti, che viene ora esteso anche agli Enti locali, peraltro realizzando anche un interessante principio di “parità delle armi” tra soggetti privati e soggetti pubblici.

Debitamente calibrato e con il coinvolgimento degli opportuni attori (in particolare Sose, la società che in questi anni si è occupata di elaborare gli studi di settore e Ifel, il centro di ricerca di riferimento degli Enti locali)  il nuovo sistema non si baserà più sull’applicazione di formule astratte (si sarebbero peraltro potute elaborare in poco tempo), incapaci di cogliere tutta la complessità della realtà, bensì su una metodologia innovativa, estremamente avanzata, basata su questionari, su attività di filtro delle informazioni fornite, su verifiche concrete, sull’ascolto di soggetti che lavorano sui vari settori.

Nel campo degli studi di settore questo metodo ha permesso una notevole emersione dell’evasione; nel campo della spesa pubblica potrà permettere l’emersione degli sprechi e configurare percorsi di allineamento a standard credibili e calibrati su un'effettiva valutazione dei servizi erogati. L’importante riforma del federalismo fiscale quindi avanza e non sembra così defunta come qualcuno andava insinuando.

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