BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Alla "rivoluzione" di Berlusconi bastano 4 mosse

A tre mesi dallo scontro tra Berlusconi e Fini alla Direzione Nazionale del Pdl un bilancio s’impone. Gli errori e i nodi irrisolti di uno scontro che continua a condizionare il governo nell'analisi di ANGELO PICARIELLO

berlusconi-direzionenazionalepdlR375.jpg (Foto)

Tre mesi fa la direzione del Pdl consegnava alle telecamere la lite in diretta fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. A conclusione di questo trimestre dal (se non storico) memorabile evento un bilancio s’impone, alla luce dei fatti accaduti.

Ricordo, quel 22 aprile, un Aldo Brancher che, quando ancora la direzione non era conclusa, si precipitava fuori per rassicurare un interlocutore al telefono (che io immagino potesse essere Roberto Calderoli, o comunque qualcuno in grado di riferire a Umberto Bossi) leggendogli i passaggi salienti del documento che vietava la costituzione di correnti organizzate interne e di fatto bollava come "eresia" l’iniziativa finiana, documento poi passato a larghissima maggioranza.

Ma il bilancio, da allora, langue. Tre dimissioni, una al mese, e tutte nelle fila dei berlusconiani, volte a scongiurare altrettante preannunciate mozioni di sfiducia, e soprattutto a prevenire un’operazione di auto-difesa in Parlamento che si preannunciava a dir poco problematica, tanto per Scajola, quanto per Brancher e Cosentino, con il rischio ulteriore di vedere i finiani ingrossare in modo decisivo le fila degli sfiducianti.

Nel frattempo, nella pars costruens, solo ora Berlusconi si dichiara in grado di sopperire alla mancanza di un ministro dello Sviluppo, promesso a Napolitano nel giro di “poche settimane” diventate nel frattempo mesi, tanto da suscitare un’esplicita sollecitazione in tal senso, originata da un’irritazione che già ufficiosamente trapelava da tempo dal Quirinale. E non senza motivazioni, visto il superlavoro che c’è, o meglio ci sarebbe, da fare nel tamponare la crisi, per il dossier sul nucleare, e nel fronteggiare i propositi migratori della Fiat. Staremo a vedere, comunque.


 

CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO