BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Alla "rivoluzione" di Berlusconi bastano 4 mosse

berlusconi-direzionenazionalepdlR375.jpg (Foto)



Se però Brancher con quella telefonata voleva rassicurare la Lega sul fatto che Fini era fuori gioco, i fatti sono andati, sin qui, in senso contrario, e per sostenerlo non c’è neanche bisogno di ironizzare sul fatto che, nel frattempo, fuori gioco ci è finito lo stesso Brancher. Fini, infatti, continua a rubare la scena come e più di prima, e visto lo stato comatoso dell’opposizione tende a recitare quel ruolo lui, facendo sponda (con qualche successo) con il Quirinale.

Ma allora, a parte l’idea (che a me parve sciagurata) di inserire in quel documento approvato dalla direzione del Pdl il 22 aprile, altisonanti argomenti vetero-maoisti-rivisitati del tipo “servire il popolo” per quella che dopo tutto era solo una resa di conti dentro un partito, la domanda sorge spontanea: non era meglio esercitarsi su come sancire la pace interna, o almeno una robusta tregua costruttiva, invece di cercare pomposi argomenti per arroccarsi in difesa del leader?

Siamo infatti nel bel mezzo di quella che poteva e doveva (alla luce della larghissima maggioranza) essere una legislatura costituente, produttiva di riforme vere e incisive, ma finora è chiaro che tutto è stata tranne che questo. Berlusconi si lamenta degli scarsi poteri che si ritrova, ma allora fra gli amici più stretti del premier qualcuno dovrebbe sentire il bisogno di ricordargli che le riforme (vere) si possono fare solo nei seguenti quattro modi.

Il primo: per via rivoluzionaria, magari in modo soft, schierando ad esempio i Promotori della Libertà capeggiati dal ministro Brambilla, davanti al Parlamento inoperoso, al Quirinale riottoso, nonché al Csm e alla Consulta, che remano contro.
Non si può fare? Voi dite? Allora di ipotesi ne restano solo tre.