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SCENARIO/ Alla "rivoluzione" di Berlusconi bastano 4 mosse

Pubblicazione:lunedì 26 luglio 2010

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La prima: puntare - Costituzione alla mano - a una maggioranza di due terzi in Parlamento, coinvolgendo anche l’opposizione, almeno nelle sue componenti più aperte o meno prevenute. Sì da evitare il successivo referendum di conferma della modifica costituzionale. Neanche questo si può fare, visto il condizionamento di Di Pietro sul Pd? Voi dite?

Allora di ipotesi ne restano solo due. La prima: andare ad approvare le riforme con una maggioranza semplice del 50 più uno in Parlamento, ben sapendo però che poi bisogna, in tal caso, andare al vaglio popolare con un referendum confermativo, che già riservò (va ricordato) per la scorsa riforma federale una sonora batosta, per il centrodestra.

Se Berlusconi è davvero convinto di avere dalla sua il consenso del 60% degli italiani dovrebbe metterci la faccia e gettarsi a capofitto in questa strada. Ma la pre-condizione non può che essere un ricompattamento del Pdl (con la Lega) su questa ipotesi di lavoro, altro che andare a scomunicare componenti interne.

Se invece, al di là delle dichiarazioni sui consensi crescenti del governo, il referendum confermativo continua a far paura, di strada ne resta una sola, e minimale. Agire a costituzione costante, modificando quel che si può in Parlamento, con legge ordinaria. Ma se l’unica strada resta questa (per timore degli effettivi consensi conteggiabili poi in un referendum) allora bisogna che qualche amico spieghi a Berlusconi (o potrebbe capirlo da solo visto che è troppo definirsi “in-politico” a 17 anni dalla discesa in campo) che c’è da fare i conti con questa Costituzione, oltre che col Capo dello Stato così come lo regola questa Costituzione stessa, con questo Parlamento, con questo Csm, e altrettanto con la Corte costituzionale così com’è concepita ora.



 

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