BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Vendola "gioca" a fare il Berlusconi per conquistare la sinistra

In una situazione “normale” la candidatura di Nichi Vendola a leader del centrosinistra non avrebbe moltissime chance di successo. L'opposizione però sembra molto più turbata della maggioranza. L'analisi di PAOLO FRANCHI

VendolaPuglia_R375.jpg (Foto)

In una situazione “normale” (sempre che ne esistano davvero) la candidatura di Nichi Vendola avrebbe pochissime chance. Così poche che il presidente della Puglia, con ogni probabilità, avrebbe evitato di avanzarla, oltretutto così in anticipo. Ma la situazione, da qualsiasi angolo visuale la si osservi, non è affatto “normale”.

Personalmente continuo a credere che le possibilità di Vendola di vincere le primarie, e insomma di sparigliare tutti i giochi politici del centrosinistra, ripetendo sul piano nazionale quel che ha fatto per due volte nella sua regione, restino molto limitate; e ovviamente che ancora più limitate (per non dire pressoché inesistenti) siano le sue possibilità di vincere le elezioni. Però della sua decisione di gareggiare, e dell’interesse e delle reazioni che suscita, è il caso di occuparsi con serietà, prima di tutto perché non riguarda solo quel che resta della cosiddetta sinistra radicale, ma smuove la morta gora in cui fin qui si è auto costretto il centrosinistra.

Chiedo scusa se la prendo, almeno all’apparenza, un po’ alla lontana. Si dice che l’afasia di cui soffre il Pd sia anche (qualcuno dice: soprattutto) la variante nazionale di una malattia grave che affligge un po’ in tutta Europa la sinistra. C’è del vero, naturalmente. Ma soltanto in Italia alle difficoltà crescenti (usiamo pure questo eufemismo) del centrodestra al governo non corrisponde in alcun modo una crescita di consenso e di prestigio dell’opposizione. Per essere più precisi: soltanto in Italia la possibilità di un ricambio e di un’alternanza (oggi, domani, dopodomani) non rientra nell’ambito delle aspettative realistiche, e la crisi sembra consumarsi, con esiti imprevedibili,  tutta all’interno del campo di governo e di maggioranza.

Non è così, per fare un esempio concreto, in Francia, dove al consenso di Sarkozy ridotto al lumicino corrisponde una forte ripresa della sinistra, che magari non sarà sufficiente, nel 2012, a determinare il cambiamento all’Eliseo, ma sicuramente basta per segnalare che la partita è aperta. E non è così nemmeno in Germania, dove i sondaggi più autorevoli segnalano un vistosissimo calo della Cdu-Csu e ancor più dei liberali, e una notevole avanzata della Spd, dei Verdi, della Linke.


 

 

CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO