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IL CASO/ Vendola "gioca" a fare il Berlusconi per conquistare la sinistra

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È ovviamente assai difficile (al momento, anzi, impossibile) che la “narrazione” di Vendola valga a mettere in movimento, da noi, qualcosa di analogo. Ma attenzione. In Francia, e in Germania, le sinistre (il plurale è d'obbligo) puntano certo, con qualche successo, a conquistare o riconquistare voti al centrodestra. Il primo obiettivo che si sono date, però, e che in una misura notevole stanno conseguendo, è di tornare a mobilitare la più parte possibile di quella parte grande del loro elettorato che in questi anni, sempre più delusa e scoraggiata, si è via via  ritratta prima dall’impegno, poi anche dal voto.

Con buona pace dei sostenitori del bipolarismo virtuoso, che esiste solo negli editoriali, ovunque vince chi è capace di riguadagnare in misura maggiore dell’avversario il consenso nel proprio campo. Fin qui nessuno, nel centrosinistra italiano, si è rivelato capace non dico di risolvere il problema ma, quanto meno, di metterlo a fuoco. Vendola, a modo suo, con il suo stile e il suo linguaggio, ci sta provando. E, quanto più ci proverà, scompigliando le componenti e le correnti, tanto più costringerà gli altri, se ne sono capaci, a provarci.

Già questo basterebbe anche chi da queste posizioni è assai distante a salutare con simpatia il suo tentativo, e a guardare con viva soddisfazione alle reazioni infastidite e preoccupate che provoca tra i maggiorenti dell’opposizione, o presunta tale. Ma c’è dell’altro, dell’altro politicamente importante, ed è  l’aperto, motivato rifiuto che Vendola oppone non solo alla filosofia e alla pratica delle larghe intese, dei governi tecnici e dei ribaltoni, ma all’idea stessa che il fine di una forza di opposizione possa essere puramente e semplicemente quello di scalzare Silvio Berlusconi, prescindendo allegramente dalla natura politica, culturale, economica e sociale deri soggetti con cui si tenta di sostituirlo.

Si può sorridere finché si vuole (a condizione, naturalmente, di risparmiarsi l’acidità) dell’idea di Vendola secondo la quale la politica è essenzialmente, se non soltanto, “narrazione”: di una storia, di una prospettiva, di un popolo. E però è difficile negare che la forza sostanziale non tanto del centrodestra, ma di Silvio Berlusconi, sia stata e sia proprio quella di aver formulato una “narrazione” del Paese che, nonostante tutti i limiti dell’azione di governo, il conflitto di interesse, i problemi giudiziari e chi più ne ha più ne metta è e resta condivisa dalla maggioranza degli italiani.

 



 

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