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SCENARIO/ 2. Mauro (Pdl): ecco perché Berlusconi fa bene a liberarsi di Fini

Il deferimento dei finiani Bocchino, Briguglio e Granata sancisce una situazione insostenibile nel Pdl, dice MARIO MAURO. Parlare di “rispetto degli elettori” ha senso solo in un’ottica di responsabilità, che manca

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Ci sono tanti modi per concepire un partito. C’è chi lo concepisce come luogo dove può nascere l’opportunità di cambiare un paese. C’è invece chi lo concepisce come luogo di spartizione del potere, dove la distribuzione delle cariche diventa il fine dell’attività politica, passando attraverso il metodo dei veleni, delle calunnie e della divisione in finte correnti. Non ci sono dubbi sul fatto che sia di gran lunga preferibile la prima impostazione. Silvio Berlusconi, la scorsa settimana, con il suo appello all’unità del partito, ha puntato con decisione ad un rilancio del Popolo della Libertà. Mi permetto di riprendere alcune delle parole del Presidente del Consiglio apparse la settimana scorsa sul sito del Pdl: “Non riusciranno nel loro intento se noi saremo uniti, se il Popolo della Libertà sarà unito attorno al proprio governo, consapevole dei grandi risultati finora ottenuti, coeso tra leader, dirigenti e popolo. La forza del nostro stare insieme è nella moralità del fare. Proprio per questo cercano di toglierci l’orgoglio di essere nel Popolo della Libertà, motore principale del governo del fare”.

Parole di unità quindi quelle del Presidente. Unità che purtroppo non sembra essere voluta da tutti nel partito. L’intervista di Gianfranco Fini pubblicata ieri dal Foglio, nella quale chiedeva di “resettare tutto, senza risentimenti”, non basta a cancellare mesi di veleni e colpi bassi. La conclusione a cui si è arrivati ieri sera, con l’approvazione di un documento di censura per il Presidente della Camera insieme ad alcuni suoi fedelissimi come Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata, è l’epilogo naturale di una situazione ormai insostenibile: “non ci sono più le condizioni per restare nella stessa casa”, è la sintesi del documento.

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COMMENTI
02/08/2010 - Tante volte mi sono chiesta..... (PAOLA CORRADI)

Tante volte mi sono chiesta come mai Fini avesse deciso di aderire al PDL, dopotutto come alleato avrebbe potuto pesare maggiormente, quindi questa non era la vera motivazione. Ora pare tutto più chiaro, un nuovo partito senza frange, una rinascita...che colpo da maestro!

 
01/08/2010 - ..liberarsi......!!!!! (LUISA TAVECCHIA)

33 finiani a Monteciatorio ( numero più che sufficiente a far mancare la maggioranza),sosterranno sì lealmente l'esecutivo ma solo «ogni qual volta agirà davvero nel solco del programma elettorale», mentre «non esiteranno a contrastare scelte ritenute ingiuste o lesive dell'interesse generale». Parole di Gianfranco Fini, scelte con cura in un affollatissimo incontro con la stampa. Questo bipolarismo è fallito. il Presidente della Camera è stato aggredito pesantemnte dal Pdl notare che è anche uno dei suoi due cofondatori. Mozione di sfiducia contro il Presidente della Camera. La sfiducia al Presidente della Camera non è prevista né nella Costituzione né nei regolamenti parlamentari. La non sfiduciabilità è una garanzia data alle Camere stesse contro il possibile prevalere nella conduzione dei lavori parlamentari dello spirito di parte, contro la dittatura della maggioranza. Il Presidente rappresenta tutta l'assemblea e non solo di quelli che l'hanno eletto. Proprio per questo deve essere sottratto al ricatto delle maggioranze parlamentari. C'è qui una questione fondamentale che riguarda il modo stesso di intendere la democrazia. Gli aderenti a una concezione di democrazia plebiscitaria credono che il corpo elettorale non sbagli mai. È la visione giacobina. Il sistema istituzionale, con i diversi pesi e contrappesi che esso prevede, ha proprio la funzione di aiutare a formarsi la volontà vera del popolo. Per questo, il Presidente della Camera non può essere sfiduciato.

 
01/08/2010 - San Alfonso Maria de Liguori (Diego Perna)

....a causa di una violenta delusione morale dovuta a interferenze politiche in una causa dai grandi risvolti sociali, decise di farsi prete. Ricevuta l'ordinazione sacerdotale il 21 dicembre 1726, cominciò immediatamente a svolgere il suo ministero in mezzo al popolo più abbandonato e più bisognoso di aiuti spirituali.......da( http://www.santiebeati.it/dettaglio/23850) Chissà se prima o poi anche qualche ns politico (ad esempio quelli del partito dell'amore) farà lo stesso. Io ne dubito fortemente anche se mi è stato insegnato di non porre limiti alla divina provvidenza. Buona Domenica

 
01/08/2010 - va benissimo così. (AUGUSTO SIMONCELLI)

Onorevole Mauro, sono pienamente d'accordo con Lei. Non si può fare tutto quello che c'è scritto nei precedenti commenti senza unità o adirittura con una spina nel fianco che non critica per costruire ma logora il lavoro in atto. Ci voleva chiarezza e chiarezza è stata. Adesso avanti a ranghi serrati e sempre più spazio alle persone intelligenti, Lei, Lupi, Farina, Vignali solo per citarne alcuni (nell'attesa che Berlusconi si comprenda che la sua eredità di governo la può lasciare solo a chi ne ha già fatta esperienza per anni... Lei sa a chi mi riferisco...).

 
30/07/2010 - Unità non significa uniformità (PAOLA CORRADI)

Caro On Mauro La stimo tantissimo solo una cosa vorei dire unità non significa uniformità, le critiche sono positive e qualche volta bisogna pure tentare di comprenderne il significato. Può essere a volte doloroso accettarle ma tentare di capirne il nesso con la realtà fa di un uomo un grande uomo. Spero che il nostro carissimo PM sappia con estremo giudizio capirne il significato.

 
30/07/2010 - lotte intestine (Sergio D'Andrea)

Condivido pienamente i pareri delle persone che hanno commentato in precedenza. Mi dispiace dover riconoscere di non aver sbagliato a non votarla poiche non condivido affatto la sua analisi.

 
30/07/2010 - PER UNA POSSIBILE RIFORMA DELLA SOCIETA’ (bruno angelini)

Per una riforma della società che permetta la rinascita del popolo libero si potrebbe ripartire da ciò che sembra veramente mancare: un autentico sentimento religioso. Da lì potrebbero svilupparsi percorsi politici, sociali e culturali simili a “pellegrinaggi popolari” e, pertanto, portatori di una speranza del perdono. “Il caso di Folco III d’Angiò rivela uno degli aspetti fondamentali dei pellegrinaggi cristiani di epoca medievali: i cavalieri e i nobili del mondo cristiano erano tremendamente violenti, pronti a commettere i più orrendi peccati e al tempo stesso traboccanti di autentico sentimento religioso! Come afferma S.Painter: “Il comune cavaliere era un selvaggio, brutale e avido. Al tempo stesso, però, era anche, a modo suo, un grande devoto”. Di conseguenza, nobili e cavalieri avevano un bisogno cronico di espiazione ed erano propensi ad accollarsi il peso della penitenza che li avrebbe redenti dai loro peccati; inoltre, era comunemente accettata l’idea che per crimini così orrendi soltanto un pellegrinaggio poteva offrire la speranza del perdono”. (R.Stark (2009)“Gli eserciti di Dio”, Lindau, Torino, pag 126) L’impressione è che ciò possa riguardare, in qualche modo, un pò tutti noi, a partire da politici, magistrati, giornalisti, ministri, calciatori, cantanti, accademici, opinionisti, chierici etc Per chi resta e chi va dal PDL e per i loro amici e compagni di strada potrebbe essere fruttuoso tornare non nello Stato ebraico di Israele ma in Terra Santa.

 
30/07/2010 - "Après moi, le déluge" (Andrea Antonuccio)

Caro on. Mauro, perdoni la mia critica, ma qui non si tratta di scegliere tra Gianfranco e Silvio, o di filosofeggiare sulla gestione di un partito. Quello che interessa è avere per l'Italia una prospettiva ragionevole di costruzione nel presente. Vogliamo arrivare alla fine del mese, e avere la possibilità di far studiare i nostri ragazzi con la speranza che possano trovare un lavoro. Le liti nel Pdl sono semplici diversivi che non appassionano nessuno, e sinceramente mi stupisco che Lei perda tempo a commentare le inutili bizze di due primedonne un po' fruste. Berlusconi, un uomo fuori dal mondo circondato da una imbarazzante corte dei miracoli, è sull'orlo del baratro politico, e temo che voglia trascinarci con sé nel disastro. Caro onorevole, io La stimo e Le ho dato il mio voto sin dall'inizio, ma il suo articolo mi ha profondamente deluso. La realtà è diversa, proviamo magari a (ri)giudicarla insieme. Buona giornata.

 
30/07/2010 - "Caramelle non ne voglio più" (Daniele Scrignaro)

Che Silvio Berlusconi sia entrato in politica per evitare l'ultimo atto della deriva è credibile, ma che strada facendo molto sia cambiato è un'evidenza. Gli interventi a costo zero non fatti in oltre quindici anni (giusto per spiegarmi: i cattedratici settantacinquenni, le facoltà con tre iscritti, i bidelli e le segreterie che non dipendono dal "capo" d'istituto): "gestione" un tantino centralizzata? o gli interessi, quindi le attenzioni, stavano altrove? È possibile che la mancanza delle preferenze alle votazioni (o delle primarie di partito, se meglio) che ancora paghiamo sia altro che "spartizione di potere"? È possibile che la "moralità del fare" possa anche solo pensare di innalzare la percentuale di invalidità per accedere all'assegno (anche a down ed epilettici)? È possibile "interrogarsi continuamente sullo scopo ultimo delle nostre azioni" e che non ci sia pressoché nessuno alla presentazione alla Camera dell'unica indagine sistematica sull'operato discutibile della magistratura nel sospendere la potestà genitoriale? Etc. Non è problema di non sbagliare: certi errori sono segno di assenza di "fondamentali" (o per cecità o per sguardo altrove). "Questo partito infatti è nato per soddisfare il profondo bisogno di riforme della società italiana": parole? (la canzone diceva: "caramelle non ne voglio più") – opere davvero per il bene comune (la scuola anzitutto, o moriamo) e non parole di celebrazione, o di buone intenzioni di cui è lastricata la strada per l'inferno.

 
30/07/2010 - PdL: ci sono cose più importanti su cui riflettere (Giuseppe Crippa)

On. Mauro, Lei scrisse tempo fa su questo stesso giornale: “La forza del Popolo della libertà deve essere la sua unità. Noi sentiamo e percepiamo l’esperienza dell’unità come il valore più grande. L’Unità si fa sulla verità. Proprio per questo non vanno eluse le critiche. A tal proposito sorge una domanda: ma abbiamo appaltato davvero la nostra idea di persona alla Lega? E’ proprio vero che la nostra concezione dell’uomo e di concepire il nostro far politica sono ormai una loro prerogativa?” Lasci per favore al Presidente del suo partito ed agli organi statutari (che non mi sembra abbiano bisogno del suo aiuto da Bruxelles) di occuparsi di Fini, Bocchino, Granata e Briguglio, e risponda per cortesia al suo stesso quesito, che mi sembra di immutato interesse.