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SCENARIO/ Folli: solo un "governo" Napolitano può salvare Berlusconi

Pubblicazione:lunedì 5 luglio 2010

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

 

È evidentemente di sostanza, e il rinvio ha senso se è funzionale a modificare, col tempo dovuto, il ddl. Ristabilire un rapporto positivo col Quirinale è la cosa più conveniente e urgente per il governo,ma se vuole farlo deve cercare di porre la questione in una chiave che attiene l’interesse generale. Non si può affrontare la riforma della giustizia solo e soltanto nell’ottica della protezione di Berlusconi e dei suoi collaboratori, che è quello che è arrivato finora all’opinione pubblica.

 

Qual è la sua analisi sul coinvolgimento del Carroccio nel caso Brancher?

 

Secondo me un certo coinvolgimento della Lega, non so se di Bossi in prima persona, c’è stato. Poi sono arrivati i fraintendimenti e gli errori, che hanno irritato non poco la base della Lega stessa. Bossi a si trova ora nella difficoltà di gestire i malumori della sua base e di tenere insieme una maggioranza che sta commettendo errori sui punti cruciali del suo programma. Parla ad un mondo che vuole vedere risultati, ma i risultati non ci sono.

 

Il federalismo non è a portata di mano?

 

Mi pare che con i tagli e la situazione che si è creata, al di là delle parole, il federalismo fiscale si stia allontanando. È inevitabile. È stato sbagliato fare i tagli come sono stati fatti colpendo le Regioni virtuose, e questo, unito alle divisioni interne, potrebbe avere una serie di ricadute politiche.

 

Sta dicendo che il federalismo si allontana per i problemi interni della maggioranza?

 

Il comportamento della maggioranza è certamente un’aggravante, ma nel momento in cui non ci sono le risorse, ma ci sono tagli alle Regioni che in parte sono inevitabili, in parte sono stati mal gestiti, il cammino verso il federalismo fiscale si complica. Se ad affrontarlo ci fosse una maggioranza molto più coesa e determinata, la situazione apparirebbe diversa.

 

Cosa riserverà secondo lei il delicato passaggio della mozione di sfiducia a Brancher?

 

Non posso prevederlo. Dico soltanto che se il governo dovesse essere battuto, si aprirebbe una crisi, se invece il governo non fosse battuto il problema resterebbe ugualmente non risolto, con l’effetto di far aumentare ancor più la tensione parlamentare. Sarebbe stato opportuno, e sarebbe ancora opportuno, che ci fossero le dimissioni spontanee del ministro prima di giovedì.

 

 

 



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COMMENTI
05/07/2010 - I FINI DI UN UOMO DI STATO (celestino ferraro)

Un uomo di Stato, cioè un uomo il cui senso dello Stato è il fondamento della sua azione di governo, se ne andrebbe mai in giro ostentando la sua arroganza nei confronti di Berlusconi capo del governo e suo Pigmalione? Un alleato della prima ora (non da Via Paolo da Cannobbio), cofondatore del PdL del “predellino”, fruitore di onori e potere che mai avrebbe sognato nel suo obsoleto MSI all’acqua di Fiuggi, è corretto che non perda occasione per guasconate che sfidano Berlusconi a cacciarlo dal Partito? Il presidente della Camera, eletto con i voti del centrodestra al seggio di Montecitorio, può ergersi ad antiberlusconiano osannato dal centrosinistra che a momenti gli affida la leadership dell’opposizione? Ma al di là di quello che possono fare i diessini (gli sparpagliati del “Pappagone” televisivo), cosa rimprovera il Fini a Berlusconi che già non gli fosse noto? Il CONFLITTO d’INTERESSI? LEGGI AD PERSONAM? Leggi razziali? Di leggi razziali di quest’ultimo biennio, si ricorda la “Bossi-Fini”, crudele legge antimmigrati che nella “Bossi-Fini” ha incontrato tutta la durezza di un razzismo incurante della fame di migliaia di derelitti extracomunitari. Allora? Quale azione di governo Fini rimprovera a Berlusconi che l’abbia tanto indignato da autorizzarlo a farsi nemico di Berlusconi? Può un uomo di Stato (questo è il rischio che italianamente corriamo) smargiassare la sua autorevolezza di III carica dello Stato, in proprio, e affidarsi all’e

 
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Un uomo di Stato, cioè un uomo il cui senso dello Stato è il fondamento della sua azione di governo, se ne andrebbe mai in giro ostentando la sua arroganza nei confronti di Berlusconi capo del governo e suo Pigmalione? Un alleato della prima ora (non da Via Paolo da Cannobbio), cofondatore del PdL del “predellino”, fruitore di onori e potere che mai avrebbe sognato nel suo obsoleto MSI all’acqua di Fiuggi, è corretto che non perda occasione per guasconate che sfidano Berlusconi a cacciarlo dal Partito? Il presidente della Camera, eletto con i voti del centrodestra al seggio di Montecitorio, può ergersi ad antiberlusconiano osannato dal centrosinistra che a momenti gli affida la leadership dell’opposizione? Ma al di là di quello che possono fare i diessini (gli sparpagliati del “Pappagone” televisivo), cosa rimprovera il Fini a Berlusconi che già non gli fosse noto? Il CONFLITTO d’INTERESSI? LEGGI AD PERSONAM? Leggi razziali? Di leggi razziali di quest’ultimo biennio, si ricorda la “Bossi-Fini”, crudele legge antimmigrati che nella “Bossi-Fini” ha incontrato tutta la durezza di un razzismo incurante della fame di migliaia di derelitti extracomunitari. Allora? Quale azione di governo Fini rimprovera a Berlusconi che l’abbia tanto indignato da autorizzarlo a farsi nemico di Berlusconi? Può un uomo di Stato (questo è il rischio che italianamente corriamo) smargiassare la sua autorevolezza di III carica dello Stato, in proprio, e affidarsi all’e