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SCENARIO/ Folli: solo un "governo" Napolitano può salvare Berlusconi

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Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

«Berlusconi deve prende in mano la situazione e gestire politicamente la frattura nel centrodestra. La cosa più importante che deve fare, però, è ricomporre, anche in prospettiva futura, la frattura col Quirinale. Il federalismo? I conti e la maggioranza in subbuglio lo mettono a rischio». Stefano Folli, editorialista del Sole, parla con il sussidiario della difficile quanto delicata situazione politica.

 

Berlusconi è deciso a riaffermare la sua leadership per risolvere i contrasti interni alla maggioranza. Ci riuscirà?

 

Mai come ora le sorti della maggioranza dipendono dalla capacità di leadership di Berlusconi. Egli deve subito risolvere le difficoltà legate alla manovra economica e quindi al ruolo di Tremonti. In senso più ampio, però, il problema è lo stesso di sempre: poiché il centrodestra è privo di una classe dirigente, se va in crisi il ruolo guida di Berlusconi va in crisi tutta la coalizione.

 

Secondo lei con la sua manovra Tremonti non sta «scrivendo» un programma politico che supera quello di Berlusconi del 2008?

 

Non credo. Sono convinto che Tremonti si sia dovuto confrontare con una situazione nuova obiettivamente molto difficile, e abbia dovuto dare un segnale forte innanzitutto all’Europa sul piano del contenimento del deficit. Il punto è sempre politico, ma in un altro senso: e cioè che questa manovra, pesante ma necessaria, è stata condotta senza quel ruolo di preparazione politica che era indispensabile.

 

Sta parlando dello scontro con le Regioni?

 

Certo. È stato azzardato andare allo scontro: sarebbe stato molto più saggio gestire politicamente l’operazione fin dall’inizio, questo però non so quanto sia responsabilità di Tremonti, perché al ministro dell’Economia non si chiede di guidare politicamente la coalizione.

 

È qui, sta dicendo, che è mancato Berlusconi?

 

Sì, questo è uno dei punti su cui Berlusconi avrebbe dovuto esercitare per tempo la sua leadership. Soprattutto dopo il voto regionale di primavera, in cui il centrodestra si è molto rafforzato nelle amministrazioni regionali, doveva essere capace di trovare un punto di equilibrio senza arrivare a questa sorta di diktat costituito dai tagli.

 

Lei è ottimista sulla possibilità di comporre lo strappo con le Regioni?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista

 

 

 


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COMMENTI
05/07/2010 - I FINI DI UN UOMO DI STATO (celestino ferraro)

Un uomo di Stato, cioè un uomo il cui senso dello Stato è il fondamento della sua azione di governo, se ne andrebbe mai in giro ostentando la sua arroganza nei confronti di Berlusconi capo del governo e suo Pigmalione? Un alleato della prima ora (non da Via Paolo da Cannobbio), cofondatore del PdL del “predellino”, fruitore di onori e potere che mai avrebbe sognato nel suo obsoleto MSI all’acqua di Fiuggi, è corretto che non perda occasione per guasconate che sfidano Berlusconi a cacciarlo dal Partito? Il presidente della Camera, eletto con i voti del centrodestra al seggio di Montecitorio, può ergersi ad antiberlusconiano osannato dal centrosinistra che a momenti gli affida la leadership dell’opposizione? Ma al di là di quello che possono fare i diessini (gli sparpagliati del “Pappagone” televisivo), cosa rimprovera il Fini a Berlusconi che già non gli fosse noto? Il CONFLITTO d’INTERESSI? LEGGI AD PERSONAM? Leggi razziali? Di leggi razziali di quest’ultimo biennio, si ricorda la “Bossi-Fini”, crudele legge antimmigrati che nella “Bossi-Fini” ha incontrato tutta la durezza di un razzismo incurante della fame di migliaia di derelitti extracomunitari. Allora? Quale azione di governo Fini rimprovera a Berlusconi che l’abbia tanto indignato da autorizzarlo a farsi nemico di Berlusconi? Può un uomo di Stato (questo è il rischio che italianamente corriamo) smargiassare la sua autorevolezza di III carica dello Stato, in proprio, e affidarsi all’e

 
05/07/2010 - I FINI DI UN UOMO DI STATO (celestino ferraro)

Un uomo di Stato, cioè un uomo il cui senso dello Stato è il fondamento della sua azione di governo, se ne andrebbe mai in giro ostentando la sua arroganza nei confronti di Berlusconi capo del governo e suo Pigmalione? Un alleato della prima ora (non da Via Paolo da Cannobbio), cofondatore del PdL del “predellino”, fruitore di onori e potere che mai avrebbe sognato nel suo obsoleto MSI all’acqua di Fiuggi, è corretto che non perda occasione per guasconate che sfidano Berlusconi a cacciarlo dal Partito? Il presidente della Camera, eletto con i voti del centrodestra al seggio di Montecitorio, può ergersi ad antiberlusconiano osannato dal centrosinistra che a momenti gli affida la leadership dell’opposizione? Ma al di là di quello che possono fare i diessini (gli sparpagliati del “Pappagone” televisivo), cosa rimprovera il Fini a Berlusconi che già non gli fosse noto? Il CONFLITTO d’INTERESSI? LEGGI AD PERSONAM? Leggi razziali? Di leggi razziali di quest’ultimo biennio, si ricorda la “Bossi-Fini”, crudele legge antimmigrati che nella “Bossi-Fini” ha incontrato tutta la durezza di un razzismo incurante della fame di migliaia di derelitti extracomunitari. Allora? Quale azione di governo Fini rimprovera a Berlusconi che l’abbia tanto indignato da autorizzarlo a farsi nemico di Berlusconi? Può un uomo di Stato (questo è il rischio che italianamente corriamo) smargiassare la sua autorevolezza di III carica dello Stato, in proprio, e affidarsi all’e