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SCENARIO/ Ecco perché il divorzio da Fini conviene al Pdl

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L’eterno scontro tra Berlusconi e Fini all’interno del Popolo della Libertà sembra destinato a modificare profondamente l’attuale schema del centrodestra. Dopo la “rissa” tra i due alla Direzione Nazionale la guerra fredda è proseguita fin qui senza interruzioni, anche se in maniera meno eclatante. A questo punto l’ipotesi più accreditata sembrerebbe quella di una “separazione consensuale” che garantisca stabilità all’esecutivo. Sullo sfondo la soluzione estrema che prevede l’espulsione della minoranza e quella più irrealistica di una riconciliazione tra le parti.
«Probabilmente Fini continua a credere di poter mantenere la sua posizione di dissenso all’interno del partito - dice Marcello Veneziani a IlSussidiario.net -. Non trovando sponde nel Pdl, però, dovrà capire molto in fretta dove può andare se il giocattolo si rompe».

La scissione tra i due leader è una soluzione che questa volta ha un fondamento o siamo alle solite?

Berlusconi sembra intenzionato ad accelerare, a far emergere questa frattura. I politici più sensati che lo circondano premono invece perché si stabilisca almeno un confine condiviso in modo da negoziare la fuoriuscita, consentendo così alla maggioranza di continuare a governare. Potrebbe essere un compromesso ragionevole che garantirebbe a Fini la possibilità di costruirsi una posizione per il futuro. 

Il premier sarà costretto a sottomettere l’istinto alle esigenze di governo?

Il gusto di punire il rivale è una tentazione sicuramente forte, ma non politica. Dal suo punto di vista sarebbe più saggio ridimensionare Fini al ruolo di alleato minore, a leader di una frazione ben identificata e circoscritta del centrodestra che difficilmente può fare catastrofi.

In questo caso l’ex leader di An potrebbe continuare a fare il Presidente della Camera?

Direi di sì, anche portando avanti la sua posizione critica. L’importante è che tra i due si stipuli un nuovo patto che escluda il boicottaggio istituzionale. Solo in questo modo Presidente del Consiglio e Presidente della Camera potranno portare a termine i propri incarichi.

Se il compromesso dovesse sfumare rimarrebbe soltanto l’ipotesi di un “terzo polo”, esterno al centrodestra?


 

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COMMENTI
07/07/2010 - LIBERTA' PER LA LIBERTA' (celestino ferraro)

MILANO - «Un grande paese democratico ha bisogno di un'informazione forte libera e autorevole e in un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente».. Lo ha detto Gianfranco Fini, intervenendo alla presentazione della relazione annuale dell'Agcom. «Abbiamo ancora bisogno - ha aggiunto il presidente della Camera - di introdurre nell'ordinamento ulteriori norme che tutelino l'accesso ai mezzi di informazione». Sbalorditivo, grandioso, eccezzziunale ... veramente (direbbe Diego Abatantuono), non mi ero mai accorto di quanto fosse appassionata e appassionante la cultura democratica di Fini per la libertà di stampa. Il bello (ma si fa per dire) è che ce ne accorgiamo tutti dopo un “Cursus honorum” trentennale: e per trent’anni si è sorbettato gli insulti dei comunisti che lo hanno sempre etichettato fascista all’acqua di Fiuggi. Immaginarsi, a questo punto, che è cofondatore di un Partito che ha in approvazione alla Camera un D.D.L. che disciplinerà i limiti della libertà di stampa. Ma paradossale è anche la definizione di libertà oltre la libertà che un grande Paese deve coltivare per godere di una vera libertà di stampa: che ha voluto intendere? Forse che la libertà, sic et simpliciter, non è libertà? Deve essere corredata di altri orpelli (optional extra) e aggettivi la libertà per essere una libertà degna di tal nome? “La libertà di stampa, per un Paese democratico, non è mai sufficiente”! .. ribadisce Fini con aria sussiegosa: quindi? Un Paese l