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Politica

SCENARIO/ Altro che Fini, e se fosse Berlusconi a lasciare il Pdl?

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Ipotizzare a questo punto che egli sia in grado di trasumanare una reale consistenza elettorale da An alla sinistra del Pdl per dar vita a un "terzo polo" può apparire possibile nei sondaggi, ma è scarsamente ipotizzabile nelle urne. Mentre nel Pd le componenti che si sono unificate hanno mantenuto un "legame forte" rispettivamente con il Pci e la Dc riproponendosi come gli eredi del meglio della storia di quei partiti, Fini si è unificato senza una storia alle spalle e quindi come naturalmente amalgamabile.

È in questo quadro di sostanziale impotenza che è cresciuto il malumore di Fini per non essere stato associato alle scelte quotidiane di governo soprattutto nel momento in cui si affrontavano positivamente momenti difficili in politica interna, economica ed in politica estera. I risultati del governo - la ricostruzione post-terremoto, la crisi finanziaria, il policentrismo internazionale - sono stati vissuti con fastidio dal Presidente della Camera che ha ricercato la sottolineatura di un suo ruolo determinante.

Mentre in passato Fini aveva coltivato l’esaltazione della sua individualità politica nella traduzione italiana di modelli di innovazione conservatrice sulle orme di Sarkozy, ora ha reagito alla riaffermata egemonia berlusconiana nel voto delle amministrative rivendicando la centralità della sua postazione istituzionale. È sceso in campo e si è posto dalla cattedra di Montecitorio come novello Ghino di Tacco.

Fini ha in mano l’asse della governabilità? E in che cosa consiste la governabilità oggi? Numeri o problemi? In questo momento l’asso della governabilità consiste nel riscuotere fiducia circa la capacità di affrontare la crisi economica e di far fuoriuscire il paese dall’incubo di svalutazione e disoccupazione. Berlusconi può essere annientato se si ha in mano ricetta più credibile e coalizione più omogenea per realizzarla. Fini punta quindi a mettere in discussione Tremonti e a destabilizzare Berlusconi. Ma l’alternativa come governo delle "larghe intese" è una formula credibile e appetibile?