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SCENARIO/ Altro che Fini, e se fosse Berlusconi a lasciare il Pdl?

Pubblicazione:giovedì 8 luglio 2010

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Si ha l’impressione che la strategia alternativa a Berlusconi ricalchi lo scenario dell’"unità nazionale" degli anni Settanta e cioè il consociativismo. In questa direzione si muove anche il “terzo polo” montezemoliano. Ma sia da parte sindacale, a cominciare dalla Cisl, sia da parte imprenditoriale, a cominciare dal vertice della Confindustria, tutela del posto di lavoro e degli investimenti non sembrano puntare sul neoconsociativismo.

Tagliata la corda con il passato neofascista si è mosso incorporando in modo sbiadito idee di democrazia liberale e di economia di mercato. È del tutto mancata una nuova identità e Fini nel corso degli ultimi dieci anni è andato sostanzialmente a rimorchio del berlusconismo. Non solo. Quando negli ultimi tempi ha voluto recuperare spazio e visibilità rispetto a Berlusconi ha peggiorato la confusione nel mondo ex An in quanto lo ha fatto cercando di mettersi "più a sinistra" di Berlusconi.

D’altra parte lo stesso Bersani nel momento in cui si è candidato personalmente alla futura guida del governo ha azzerato il disegno dalemiano di trovare un nuovo Prodi che desse vita a un’alternativa non secca di sinistra contro Berlusconi. Anche le polemiche sull’informazione richiederebbero più misura. La sinistra che si fa cavalcare dai conduttori tipo Santoro, Lerner, Floris, Annunziata, ecc. assume agli occhi dell’elettorato un volto molto aggressivo e catastrofista. Avendo nel merito completamente torto.

Proprio un recente studio dell’Osservatorio di Pavia che paragona l’informazione dei telegiornali pubblici nell’Unione Europea dimostra che la Rai è la tv di Stato che dà maggiore spazio: a) alla politica, b) all’opposizione, c) alle divisioni in seno alla maggioranza (già prima della polemica di Fini).



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