BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Altro che Fini, e se fosse Berlusconi a lasciare il Pdl?

Pubblicazione:giovedì 8 luglio 2010

BerlusconiFiniConferenzaStampa_R375.jpg (Foto)



In realtà la “partita” è oggi determinata da scelte sostanziali e alla luce del sole che ruotano intorno alla capacità di affrontare la situazione critica. Le richieste di Fini di maggiore collegialità, democrazia, partecipazione, condivisione delle scelte tra maggioranza e opposizione, ridimensionamento del capo del governo e del ministro dell’economia sono davvero "popolari"?

Bene o male in situazioni di emergenza il leader politico che assicura maggiore decisione e coerenza è più accattivante. Il “premier-padrone” che secondo l’opposizione è neofascismo non è mal visto dall’elettorato quando ci si trova in situazioni di emergenza economica. I
l rifiuto di Berlusconi di avere correnti non è tanto un problema di insofferenza personale quanto soprattutto di tenuta elettorale. Un Pdl diviso, un premier contestato e smentito, disegni di legge e provvedimenti governativi criticati e svalutati dall’interno e in seno allo stesso vertice del partito di maggioranza relativa possono causare un crescente danno elettorale.

Giusto o sbagliato, se Berlusconi è in grado di prospettare una leadership più credibile di quella di Fini-Montezemolo e Bersani-Di Pietro agli occhi di imprenditori, sindacati e mercati internazionali allora può anche - paradossalmente - uscire dal Pdl.

Decisivo è però il mantenimento di un rapporto costruttivo con il Quirinale. È sbagliato considerare il Presidente della Repubblica come il "padre nobile" dell’opposizione, il "conte zio" del Pd. Preoccupazioni e obiettivi che trasmette la sua figura sono espressione di un mondo trasversale e non immediatamente incanalabile in uno schieramento o partito. La "coabitazione" con Fini è dannosa, ma con Napolitano è oggi necessaria.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.