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Politica

GIORNALI/ 2. Mannino: le intercettazioni hanno creato uno stato di polizia

Calogero ManninoCalogero Mannino



Dietro la retorica sulla libertà d’informazione, però, si possono nascondere gravi degenerazioni. La violazione della privacy delle persone non dovrebbe mai verificarsi, ma sembra proprio che nel nostro Paese l’inciviltà sia diventata la regola.
L’autocritica di cui parlava proprio non si è vista, questo significa che l’andazzo (o se vogliamo la “giurisprudenza di fatto”) è determinato dall’irresponsabilità.

C’è un caso di abuso che in questi anni l’ha colpita particolarmente

L’elenco è infinito. Preferisco prendermi la responsabilità di raccontarle un fatto diverso. Un amico pubblico ministero (non opera in una procura della Sicilia) mi ha confidato che ogni mattina, assieme ai suoi colleghi, dedica ben due ore alla lettura dei brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Questo rende l’idea del punto in cui siamo arrivati.

Cosa intende?

L’intercettazione  è ormai un mezzo di controllo sociale. Quando un telefono viene messo sotto controllo vengono intercettati tutti quelli che vengono chiamati e che chiamano quel numero. Si viene così a capo in breve tempo di tutte le relazioni di una persona: personali, politiche, di lavoro. Si registra tutto, anche le avventure sessuali o le patologie di una persona.

Questo ha cambiato anche il modo con cui si impostano le indagini?

Certo, le intercettazioni sono passate da mezzo integrativo da disporre nel momento in cui a carico di qualcuno siano sorte delle ragioni legalmente valide, a una sorta di rete buttata in mare.

Stiamo rischiando addirittura lo Stato di polizia?



 

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