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Politica

GIORNALI/ 2. Mannino: le intercettazioni hanno creato uno stato di polizia

Oggi per la stampa è la giornata del silenzio contro il ddl Alfano sulle intercettazioni, la cosiddetta “legge bavaglio” secondo la Fnsi e l’Ordine dei giornalisti. L'opinione del Senatore Udc CALOGERO MANNINO

Calogero ManninoCalogero Mannino

Oggi per la stampa è la giornata del silenzio contro il ddl Alfano sulle intercettazioni, una vera e propria “legge bavaglio” secondo la Fnsi e l’Ordine dei giornalisti. Sul tema si discute da tempo, la materia è delicata e coinvolge il potere d’indagine, la libertà d’informazione e il diritto dei cittadini alla privacy.

«Che sia estremamente indispensabile disciplinare l’uso delle intercettazioni e che lo sia sanzionare gli abusi è fuori discussione. Detto questo, stabilire una sanzione soltanto per la loro divulgazione è una soluzione ipocrita». A dirlo è Calogero Mannino, già ministro della Democrazia Cristiana e oggi senatore Udc, intervistato da IlSussidiario.net.

Senatore, secondo lei il ddl non risolve il problema?

Se resta così è un vero pasticcio perché non identifica con precisione la responsabilità dell’abuso. Normalmente si realizza quando l’intercettazione disposta dal Pm è al di fuori di ogni ratio prevista dalla legge e quando la stessa viene impropriamente divulgata. Punire soltanto il giornalista significa colpire solo una parte perché non si ha il coraggio di toccare il potere dei pubblici ministeri.

È una legge  troppo sbilanciata ai danni dei giornalisti?

Diciamo che è fuori tema. Bisognerebbe avere il coraggio di affrontare il nocciolo del problema che ha caratterizzato la deriva del giustizialismo italiano degli ultimi anni. Il circuito mediatico-giudiziario che si è creato coinvolge anche i giornalisti, ma non sono gli unici responsabili.

Anche secondo lei c’è il rischio che i giornali diventino strumenti di lotte di potere più grandi di loro?

Il giornalista spesso diventa una pedina di un gioco altrui. Si può realizzare, a volte, quella strumentalizzazione reciproca nella quale il Pm persegue alcuni obiettivi favorendo la pubblicazione di atti coperti dal segreto istruttorio, mentre il giornalista si ritrova tra le mani delle notizie clamorose.

Lei è solidale con i giornalisti o si aspettava anche un po’ di autocritica per gli abusi che hanno coinvolto persone del tutto innocenti?


 

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