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SCENARIO/ Altro che Tangentopoli 2, tra P3 e case fantasma sembra di essere in un film di Totò

Pubblicazione:martedì 10 agosto 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Debolezze sconcertanti. Un’arroganza così spinta da sfiorare l’autolesionismo. Oscuri disegni di fantapolitica, impigliati nelle stesse parole di chi li ideava. È un catalogo davvero avvilente quello che presentano con cadenza quotidiana le molte inchieste aperte dalla Procure di mezza Italia.

Non bastavano le disavventure del governatore del Lazio, saltato su una sconcia vicenda di trans, droga e carabinieri corrotti, non bastava il caso triste, per chi abbia un minimo di memoria storica, del sindaco di una città simbolo come Bologna spazzato via dalle note spese a favore dell’amante come un qualunque manager incapricciatosi della propria segretaria.

Il peggio è arrivato con l’autoeliminazione dalla scena politica del ministro Scajola, inciampato nell’acquisto inconsapevole di una casa con vista sul Colosseo, nei balbettii del Presidente della Camera, la terza carica dello Stato, a proposito di una tortuosa, e ancora tutta da chiarire, storia di un appartamento venduto dal suo partito e finito attraverso lo schermo oscuro di un paio di società off shore al fratello della sua compagna.

Vicenda raccontata in solitudine da Il Giornale e accompagnata dall’inginocchiato silenzio di gran parte della stampa. E poi ci sono le trame, inquietanti come hanno scritto molti quotidiani, ma ancora di più patetiche e velleitarie della P3, la loggetta che metteva becco su tutto ma non riusciva a portare a casa un affare che fosse uno.

 

 

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COMMENTI
10/08/2010 - LA VOCE DEL NULLA (celestino ferraro)

Da questo punto di vista gli italiani sono imbattibili, se quelli dell’Accademia Svedese fossero amabili, un Nobel ce lo assegnerebbero gratis et amore Dei. Una scoperta fenomenale: la voce del nulla. Non è mica facile avere 43 anni ed essere nulla. Ma il dottor geometra Italo Bocchino, crescerà, e si curerà poco del Martin Lutero che sosteneva: Chi non è bello a vent'anni, forte a trenta, saggio a quaranta, ricco a cinquanta, non può sperare di diventarlo in seguito. Una gigantografia post all’ingresso di Montecitorio, il Bocchino sorridente, e il popolo capirebbe che il “Nulla” ha un volto, un nome, un avvenire. E sarebbe d’avviso anche ai miscredenti che potrebbero insinuare chissà quali ragioni per un bavaglio imposto all’Italo Amleto, napoletano d’origine, calabrese ad honorem, romano d’azione: tallonatore d’un sogno e dal silenzio d’oro. Lamenta una bastonatura mediatica inferta al suo leader sol perché certe vendite immobiliari sono state effettuate in barba al fisco, procedura furbesca da plebeo partenopeo che tenta di fottere il “Padrone” (lo Stato). Non ce ne frega però del perché abbia venduto un cespite ereditato per il Partito e finito nella disponibilità del parente (l’ottimo Flaiano già parlava di un‘Italia di Santi, di eroi, di navigatori, di nipoti e cognati in cerca di prebende). Muto è il Bocchino, talvolta crocida. “Tirez le ridau, la farce est jouée”. Celestino Ferraro