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SCENARIO/ Altro che Tangentopoli 2, tra P3 e case fantasma sembra di essere in un film di Totò

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Il sottosegretario Cosentino è caduto dentro questa ragnatela di complotti da bar di provincia, il suo pari grado Caliendo ci è andato vicino anche se ha salvato la poltrona. Cosentino, a quanto leggiamo, voleva spargere veleni dentro il suo stesso partito, il Pdl, e questo la dice lunga sul degrado raggiunto nei palazzi della politica.

Il tempo delle sontuose indagini alla Mani pulite sembra tramontato, insieme alle roventi polemiche degli anni scorsi. Le indagini, come quella sulla cricca, sono sempre poderose, ma offrono scorci sempre più desolanti, quasi imbarazzanti,  quasi meschini di assalto alla diligenza. C’è il magistrato della corte dei conti che si fa ristrutturare il bagno a costo zero dall’impresa amica degli amici e c’è il generale della Guardia di finanza che riceve in dono le chiavi di due appartamenti per i figli.

Si intuisce che alcuni grandi appalti, come quelli legati ai Grandi eventi per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, siano stati condizionati se non truccati da quel sistema gelatinoso di relazioni forti  e trasversali, favori sottobanco, untuose contiguità politiche. Ma in certe situazioni il disastro politico è arrivato quasi per conto suo, quasi per inerzia, com'è successo a Scajola, caduto senza nemmeno essere indagato così come era capitato prima di lui a Marrazzo. Un copione analogo a quello scritto per il caso Brancher: una storia penosa chiusa dalle sacrosante dimissioni del ministro “breve”.

Insomma, i meccanismi di potere di Tangentopoli appaiono lontani: si intravedono molte meno valigette e più intrallazzi, ammiccamenti sul filo del rasoio, abbracci appiccicosi fra persone legate dal filo robusto del cinismo. E, come per controcanto, anche i magistrati avanzano dentro quel soffocante labirinto con maggior cautela. Diventa oggettivamente arduo accusarli di partigianeria. Difficile immaginare che la magistratura possa sovvertire un sistema, com'era accaduto negli anni Novanta (anche se l’inchiesta sulla Cricca ha toccato alcuni centri nevralgici del potere), facile pensare che altre teste, dopo quelle di Scajola, Brancher e Cosentino, possano cadere.

 

 

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COMMENTI
10/08/2010 - LA VOCE DEL NULLA (celestino ferraro)

Da questo punto di vista gli italiani sono imbattibili, se quelli dell’Accademia Svedese fossero amabili, un Nobel ce lo assegnerebbero gratis et amore Dei. Una scoperta fenomenale: la voce del nulla. Non è mica facile avere 43 anni ed essere nulla. Ma il dottor geometra Italo Bocchino, crescerà, e si curerà poco del Martin Lutero che sosteneva: Chi non è bello a vent'anni, forte a trenta, saggio a quaranta, ricco a cinquanta, non può sperare di diventarlo in seguito. Una gigantografia post all’ingresso di Montecitorio, il Bocchino sorridente, e il popolo capirebbe che il “Nulla” ha un volto, un nome, un avvenire. E sarebbe d’avviso anche ai miscredenti che potrebbero insinuare chissà quali ragioni per un bavaglio imposto all’Italo Amleto, napoletano d’origine, calabrese ad honorem, romano d’azione: tallonatore d’un sogno e dal silenzio d’oro. Lamenta una bastonatura mediatica inferta al suo leader sol perché certe vendite immobiliari sono state effettuate in barba al fisco, procedura furbesca da plebeo partenopeo che tenta di fottere il “Padrone” (lo Stato). Non ce ne frega però del perché abbia venduto un cespite ereditato per il Partito e finito nella disponibilità del parente (l’ottimo Flaiano già parlava di un‘Italia di Santi, di eroi, di navigatori, di nipoti e cognati in cerca di prebende). Muto è il Bocchino, talvolta crocida. “Tirez le ridau, la farce est jouée”. Celestino Ferraro