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SCENARIO/ Altro che Tangentopoli 2, tra P3 e case fantasma sembra di essere in un film di Totò

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Ci sono personaggi, da Bertolaso a Verdini, azzoppati dalle carte fin qui emerse, altri, forse anche dalle parti dell’opposizione, potrebbero ritrovarsi nei guai. Non è facile prevedere le prossime puntate del risiko giudiziario, fra improvvise accelerazioni e brusche frenate. Il tutto sullo sfondo di un quadro politico traballante: proprio sulla mozione di sfiducia a Caliendo, il Governo ha vinto ma ha scoperto di non avere più la maggioranza assoluta dei numeri.

C’è il rischio di entrare in una fase logorante, con continui rimpalli fra il piano politico e quello giudiziario. E regolamenti di conti, favoriti da questo o quello scossone. Ma a tutto questo purtroppo siamo abituati da molti anni. Chissà, a marzo forse gli italiani torneranno alle urne. Certo, le elezioni nel 2011 sancirebbero il semifallimento di una legislatura iniziata fra squilli di tromba, ma sarebbe anche peggio veder sprofondare la maggioranza nel pantano delle riforme mancate.

Berlusconi può andare avanti solo sulla base di un accordo chiaro, su alcuni punti ben definiti, con Fini. E non è affatto scontato che i due si stringano la mano.



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COMMENTI
10/08/2010 - LA VOCE DEL NULLA (celestino ferraro)

Da questo punto di vista gli italiani sono imbattibili, se quelli dell’Accademia Svedese fossero amabili, un Nobel ce lo assegnerebbero gratis et amore Dei. Una scoperta fenomenale: la voce del nulla. Non è mica facile avere 43 anni ed essere nulla. Ma il dottor geometra Italo Bocchino, crescerà, e si curerà poco del Martin Lutero che sosteneva: Chi non è bello a vent'anni, forte a trenta, saggio a quaranta, ricco a cinquanta, non può sperare di diventarlo in seguito. Una gigantografia post all’ingresso di Montecitorio, il Bocchino sorridente, e il popolo capirebbe che il “Nulla” ha un volto, un nome, un avvenire. E sarebbe d’avviso anche ai miscredenti che potrebbero insinuare chissà quali ragioni per un bavaglio imposto all’Italo Amleto, napoletano d’origine, calabrese ad honorem, romano d’azione: tallonatore d’un sogno e dal silenzio d’oro. Lamenta una bastonatura mediatica inferta al suo leader sol perché certe vendite immobiliari sono state effettuate in barba al fisco, procedura furbesca da plebeo partenopeo che tenta di fottere il “Padrone” (lo Stato). Non ce ne frega però del perché abbia venduto un cespite ereditato per il Partito e finito nella disponibilità del parente (l’ottimo Flaiano già parlava di un‘Italia di Santi, di eroi, di navigatori, di nipoti e cognati in cerca di prebende). Muto è il Bocchino, talvolta crocida. “Tirez le ridau, la farce est jouée”. Celestino Ferraro