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SONDAGGI/ I numeri che condannano Fini: se oggi si votasse sparirebbe

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Al di là di quanti parlamentari abbiano seguito Fini nella formazione dei nuovi gruppi - e probabilmente il numero aumenterà - la domanda da porsi è: a quanti voti dei cittadini corrisponderebbero?

Nella situazione di oggi, Gianfranco Fini sembra essere stato abbandonato dal suo elettorato di riferimento, che comunque rimane il centrodestra. Esattamente un anno fa, gli elettori del Pdl che prendevano molto in considerazione un suo eventuale partito erano il 28% (34% nell’area An), nei primi mesi del 2010 il dato era calato a neanche il 5%, con l’area An al 3%.

Forse il dato oggi potrebbe essere un po’ più alto, per ragioni di cuore ed entusiasmo, ma il risultato è palese.
Per la gente di centrodestra si sta parlando di qualcosa di lontano. Abbiamo visto come la gente voglia in grande maggioranza un sistema bipolare, cioè semplice e stabile. Ancora il 60% ad aprile, considerate tutte le tensioni dell’ultimo periodo, e solo un anno prima oltre l’80%.

Anche su eventuali alleanze centriste, occorre ponderare: gli elettori dei partiti di centrosinistra e anche dell’Udc, ritengono in forte maggioranza che “rimangano all'interno di un pensiero di centro-destra” (mediamente 59%). Tradotto, significa che un elettore dell’attuale opposizione deluso dai suoi, nella maggior parte dei casi si astiene, non vota qualcosa di così diverso dal suo pensiero.

Sia sufficiente ricordare gli effetti del patto con l’Elefantino nel ’99, non valutato in precedenza, quando An passò al 10,3% dal precedente 15,6%. 

 




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