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NAPOLITANO/ "Impeachment se tradisco la Costituzione", il Capo dello Stato sfida il Pdl

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde duramente alla maggioranza con una nota che replica a un’intervista di Maurizio Bianconi (Pdl) apparsa domenica su Il Giornale: «Se tradisco la Costituzione mi mettano in stato di accusa»

Napolitano2_R375.jpg (Foto)

NAPOLITANO REPLICA A BIANCONI (PDL): «Se tradisco la Costituzione mi mettano in stato di accusa». Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde duramente alla maggioranza con una nota che replica a un’intervista di Maurizio Bianconi (Pdl) apparsa domenica su Il Giornale.

Il Quirinale vuole che cessino le insinuazioni e le pressioni sul capo dello Stato. Bianconi secondo la nota «si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi sostenendo che il presidente Napolitano "sta tradendo la Costituzione". Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l'on. Bianconi è di certo attento conoscitore), se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell'articolo 90 e relative norme di attuazione. Altrimenti le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni».

Bianconi ha voluto però replicare, definendo il comunicato «piccato e del tutto sproporzionato alle osservazioni sollevate. In un momento in cui se ne sono sentite di cotte e di crude dal presidente di parte al presidente che indossa una casacca, dal presidente che non doveva parlare all'Unità al presidente che doveva difendere il premier, Napolitano è andato a cogliere proprio questo punto... Non pensavo di meritare tanto. Le cose che ho detto io le ha dette anche il ministro Alfano, che è ben più importante di me. Eppure on ho sentito le stesse reazioni».

«È stato lo stesso presidente Napolitano a suffragare il cambio di prassi costituzionale, dando l'incarico a Berlusconi e dicendo che con la nuova legge elettorale non poteva che essere così. Se e qualora questo governo non dovesse godere della fiducia del Parlamento e se e qualora si ricorresse a un governo diverso da quello espresso dalle urne il presidente smentirebbe se stesso e sarebbe in piena fase di incoerenza costituzionale».


COMMENTI
17/08/2010 - PER RIBADIRE UNA CONVINZIONE (2) (celestino ferraro)

FICTIO IURIS (supposizione, finzione del diritto). ...Applicazione conforme di una norma a una fattispecie in essa non considerata. sancisce una volontà popolare che gli addetti ai lavori avrebbero già dovuto trasferire in Costituzione, solo per essere rispettosi di quella volontà popolare che in democrazia è ASSOLUTA. Comunque, anche se la Costituzione non ha ancora provveduto ad adeguarsi alla volontà popolare, resta il fatto che, quella maggioranza, uscita dalle urne del 2008, non può essere umiliata e va rispettata interpellando il popolo con nuove elezioni. Non è la presunzione di aver ragione, è la certezza di essere pedissequi all’etica democratica. E quand’anche penne celeberrime si sperimentino nel mortificare e denigrare questo desiderio legittimo di andare al voto, resta fermo che non si può accusare qualcuno d’essere prepotente sol perché desidera sottoporsi al responso elettorale. Nell’attuale fase di stallo del governo, determinata dalla defezione di una componente della maggioranza, le ambizioni dell’opposizione – incapace di riprendersi Palazzo Chigi per volontà elettorale – gli espedienti procedurali, le FICTIONES IURIS si almanaccano a più riprese, e il Capo dello Stato viene “giacchettato” dagli astiosi che vorrebbero approfittare della defezione di Fini per liberarsi di Berlusconi. Un golpe camuffato da procedure burocratiche che con la democrazia costituzionale hanno poco a che vedere. Celestino Ferraro

 
17/08/2010 - PER RIBADIRE UNA CONVINZIONE (celestino ferraro)

FICTIO IURIS (supposizione, finzione del diritto). Applicazione conforme di una norma a una fattispecie in essa non considerata. Quale sarebbe la FICTIO IURIS cui si ricorre per legittimare il RIBALTONE? Semplicissimo: le “consultazioni”. Le celeberrime consultazioni nelle quali, Capo dello Stato e mezze tacche della politica, assurgono ai fasti della cronaca televisiva e della carta stampata vivendo giorni di gloria democraticamente tramontati. Dopo il responso elettorale nel quale il SOVRANO ha espresso la sua scelta politica, non convinti del dissenso elettorale raccolto a man bassa, l’opposizione si consola sfilando lassù, al Quirinale, in processioni cronometrate fra lampi di flash e scatti di corazzieri. Un rituale non legiferato in nessun articolo della Costituzione, ma che viene celebrato per conferire alla presidenza della Repubblica quel ruolo di SUPER PARTES: una liturgia che dovrebbe sposare il diavolo con l’acqua santa. Una perdita di tempo, tempi pleonastici, che privano il leader della maggioranza di quell’autorevolezza conferitagli dal POPOLO SOVRANO con il voto democratico. Certo, si sa, la nostra è una democrazia parlamentare, il capo del governo nominato dal presidente della Repubblica (Art. 92 Costituzione) ha bisogno del voto di fiducia di entrambe le Camere per legittimarsi, ciò non toglie però, che la riforma elettorale, con il nome del premier in pectore nella scheda elettorale, sancisce una volontà popolare che gli (continua)...