BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NAPOLITANO/ "Impeachment se tradisco la Costituzione", il Capo dello Stato sfida il Pdl

Pubblicazione:lunedì 16 agosto 2010

Napolitano2_R375.jpg (Foto)



Il clima resta teso dopo le dichiarazioni di ieri di Alfano e Maroni e  addirrittura dell'ipotesi di impeachment del Presidente della Repubblica di cui si parla oggi. A rendere ancora più elettrico il clima si sono aggiunte le parole di Gasparri: «se viene meno la maggioranza che ha vinto le elezioni, Napolitano non può decidere una congiura di Palazzo. Ipotesi diverse sarebbero un’attentato alla Costituzione e non mi pare che Napolitano sia una persona che si avventuri su percorsi di questa natura contrari alla sovranità popolare».

Parole, che ovviamente non sono rimaste senza risposta. Penati, capo della segreteria politica del Pd ha accusato: «Gasparri ha pronunciato parole gravi accostando il capo dello Stato alle congiure di Palazzo. Si lasci in pace il presidente della Repubblica e soprattutto se ne rispettino poteri e funzioni nel quadro della Costituzione».



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
17/08/2010 - PER RIBADIRE UNA CONVINZIONE (2) (celestino ferraro)

FICTIO IURIS (supposizione, finzione del diritto). ...Applicazione conforme di una norma a una fattispecie in essa non considerata. sancisce una volontà popolare che gli addetti ai lavori avrebbero già dovuto trasferire in Costituzione, solo per essere rispettosi di quella volontà popolare che in democrazia è ASSOLUTA. Comunque, anche se la Costituzione non ha ancora provveduto ad adeguarsi alla volontà popolare, resta il fatto che, quella maggioranza, uscita dalle urne del 2008, non può essere umiliata e va rispettata interpellando il popolo con nuove elezioni. Non è la presunzione di aver ragione, è la certezza di essere pedissequi all’etica democratica. E quand’anche penne celeberrime si sperimentino nel mortificare e denigrare questo desiderio legittimo di andare al voto, resta fermo che non si può accusare qualcuno d’essere prepotente sol perché desidera sottoporsi al responso elettorale. Nell’attuale fase di stallo del governo, determinata dalla defezione di una componente della maggioranza, le ambizioni dell’opposizione – incapace di riprendersi Palazzo Chigi per volontà elettorale – gli espedienti procedurali, le FICTIONES IURIS si almanaccano a più riprese, e il Capo dello Stato viene “giacchettato” dagli astiosi che vorrebbero approfittare della defezione di Fini per liberarsi di Berlusconi. Un golpe camuffato da procedure burocratiche che con la democrazia costituzionale hanno poco a che vedere. Celestino Ferraro

 
17/08/2010 - PER RIBADIRE UNA CONVINZIONE (celestino ferraro)

FICTIO IURIS (supposizione, finzione del diritto). Applicazione conforme di una norma a una fattispecie in essa non considerata. Quale sarebbe la FICTIO IURIS cui si ricorre per legittimare il RIBALTONE? Semplicissimo: le “consultazioni”. Le celeberrime consultazioni nelle quali, Capo dello Stato e mezze tacche della politica, assurgono ai fasti della cronaca televisiva e della carta stampata vivendo giorni di gloria democraticamente tramontati. Dopo il responso elettorale nel quale il SOVRANO ha espresso la sua scelta politica, non convinti del dissenso elettorale raccolto a man bassa, l’opposizione si consola sfilando lassù, al Quirinale, in processioni cronometrate fra lampi di flash e scatti di corazzieri. Un rituale non legiferato in nessun articolo della Costituzione, ma che viene celebrato per conferire alla presidenza della Repubblica quel ruolo di SUPER PARTES: una liturgia che dovrebbe sposare il diavolo con l’acqua santa. Una perdita di tempo, tempi pleonastici, che privano il leader della maggioranza di quell’autorevolezza conferitagli dal POPOLO SOVRANO con il voto democratico. Certo, si sa, la nostra è una democrazia parlamentare, il capo del governo nominato dal presidente della Repubblica (Art. 92 Costituzione) ha bisogno del voto di fiducia di entrambe le Camere per legittimarsi, ciò non toglie però, che la riforma elettorale, con il nome del premier in pectore nella scheda elettorale, sancisce una volontà popolare che gli (continua)...