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SCENARIO/ Ecco perché un governo tecnico tradisce gli elettori

Si invoca oggi un governo tecnico: tentativo di evitare lo tsunami di nuove elezioni oppure indizio, per quanto labile, della volontà di smentire la volontà popolare? Il commento di LORENZA VIOLINI

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

La difficile situazione politica che si è determinata per l’uscita dei finiani dal gruppo parlamentare del Pdl ha causato - come prima problematica istituzionale di non facile soluzione - la questione delle invocate dimissioni del capo della “secessione” da Presidente della Camera. Dopo essere rimasto in bilico tra il suo ruolo istituzionale (il Presidente dell’Assemblea parlamentare è eletto a maggioranza assoluta dei componenti della camera di appartenenza e, una volta eletto, assume la veste di garante imparziale del buon funzionamento della stessa) e la posizione politica presa, in contrasto con gli accordi preelettorali, Fini è rimasto sul suo scranno, complice il fatto che non esistono per questa carica dimissioni che non siano volontarie.

 

Ora è la volta del Presidente della Repubblica ad entrare nell’occhio del ciclone. Dopo qualche schermaglia con un Governo che non gode più della maggioranza parlamentare (almeno ufficiosamente), Napolitano ha abbandonato i toni concilianti da intervista per affidare ad un comunicato stampa ufficiale la sua intenzione di interpretare fino in fondo il ruolo che la Costituzione del 1948 gli affida, avendogli conferito il potere di nomina dell’Esecutivo (da un lato) nonché quello - ben più importante in questo difficile momento politico - di sciogliere le Camere o, simmetricamente, anche quello di non scioglierle. Il che può essere letto come un tentativo di spingere per una conciliazione tra i contendenti della coalizione al governo ma anche - e qui sta il nodo problematico - per un eventuale governo tecnico.

 

Che cosa si intenda con questa espressione è tutto da definire. In sé trattasi di espressione priva di significato: un governo è sempre tecnico (nel senso di una compagine di persone che dovrebbero intendersi delle materie affidate alla loro prudente gestione) ma è anche sempre e soprattutto “politico”, non foss’altro per il fatto che per governare ha bisogno dell’appoggio della maggioranza del Parlamento.

 

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COMMENTI
20/08/2010 - La Costituzione come la campana di Huesca? (bruno angelini)

Con l’espressione “Sarà come la campana di Huesca” gli spagnoli alludono a un avvenimento di cui si fa un gran parlare e il cui epilogo è imprevedibile. Si tratta della leggenda della Campana di Huesca, il cui protagonista è il re Ramiro “Il Monaco”. Si narra che i potenti del reame, siamo nell’Aragona del XII secolo, non erano fedeli al re, così egli chiese consiglio ad un abate del suo monastero per risolvere il problema. L’abate non disse nulla, ma gli mostrò come faceva a tagliare i cavoli più grandi del suo giardino. Il re capì. Convocò i nobili per comunicare che avrebbe realizzato una campana, il cui suono sarebbe stato udito in tutto il regno. Effettivamente il suono della campana risuonò in tutto il paese. I nobili che si recarono a corte furono decapitati, le loro teste vennero poste in circolo e la testa del vescovo di Huesca, quale ribelle più accanito, venne appesa al centro come batocchio. Questo è un tipico esempio di come il potere non esiti a usare anche le cose di Dio (una loquace ma mite campana) o, ciò che è nobile per la Nazione ed il popolo, per raggiungere i suoi scopi.

 
18/08/2010 - Domande a Valini (Michele Donnanno)

La prof. Valini descrive correttamente, quello che chiama l'"oggi istituzionale": un sistema tendenzialmente bipolare, un sistema elettorale che prevede l'indicazione del premier, e poi un disegno costituzionale ancorato alla forma di governo parlamentare. Ora, se questo è l'oggi, vorrei porre alla professoressa alcune domande: 1) si può mediante legge elettorale ridisegnare in chiave presidenziale l'impianto costituzionale? Non fu saggia decisione dei costituenti escludere qualsiasi riferimento alla legge elettorale dal testo costituzionale? Non è la legge elettorale norma di rango subordinato? 2)posto che la maggioranza venga meno, cosa dovrebbe fare il Presidente della Repubblica ove riscontrasse l'esistenza in Parlamento di una diversa maggioranza? Sciogliere le camere in nome della nuova legge elettorale e tradire il disegno costituzionale ancorato al parlamentarismo? Le sono chiari i rischi di una guerra civile cui anche Tavecchio faceva riferimento? 3) Va da sé che la situazione che viviamo è il prodotto dell'incapacità di attuare una riforma organica del nostro ordinamento repubblicano. Ma proprio su questo bisognerebbe avere il coraggio di dire che qualsiasi scorciatoia che non passi attraverso il coinvolgimento della nazione, in un dibattito pubblico sulla strada da prendere, rischia di aggiungere confusione a confusione. E' però stupefacente che a chiedere le elezioni sia chi in questi anni non ha governato la transizione verso una soluzione organica. Con rispetto.

 
18/08/2010 - Il Porcellume deve essere abolito (Marco Mercinelli)

L'unico significato di un governo tecnico è cambiare questa legge elettorale ignobile che vanifica la possibilità per gli elettori di scegliersi i propri rappresentanti in quanto questi sono espressi direttamente dai partiti. Si rivada pure alle elezioni ma solo dopo aver cambiato questa legge elettorale ignobile.

 
18/08/2010 - E se... (spadon gino)

E se, com'è molto probabile, in caso di dimissioni del governo, il presidente Napolitano affidasse a Berlusconi il reincarico? Che cosa succederebbe? Già si sa che Berlusconi non accetterebbe o farebbe finta di accettare per poi rinunciare dopo un paio di consultazioni pro forma. Il che è perfettamente comprensibile se si riene conto che questa occasione di sbarazzarsi di Fini è troppo ghiotta perché Silvio Berlusconi se la lasci sfuggire. A questo punto, però, c'è da chiedersi se il Presidente della Repubblica si accontenterà di questa risposta (esplicita o implicita che sia) e se deciderà un immediato ritorno alle urne.

 
18/08/2010 - governo tecnico?? (LUISA TAVECCHIA)

Quando un governo nella pienezza delle sue funzioni minaccia di portare milioni di persone in piazza davanti ad una crisi politica che non s'è ancora nemmeno manifestata, cosa dobbiamo pensare? Una parte dell'opposizione, non dà segnali positivi: Napolitano ha fatto passare leggi ordinarie che modificavano l'impianto costituzionale.A che livello di scontro siamo arrivati? Se non accontentiamo qualcuno vi è forse il rischio di guerra civile. Preoccupiamoci seriamente. grazie luisa

 
18/08/2010 - Piaccia o non piaccia la Repubblica è Parlamentare (Giuseppe Crippa)

Al di là della perentorietà del titolo, che mi auguro vada un po’ al di là delle intenzioni di Lorenza Violini, ricordo che alle elezioni politiche del 2008 PdL+Lega Nord ottennero (alla Camera) il favore del 46,8% dei votanti – cioè di meno della metà degli italiani, ed anzi di molto meno della metà se contassimo gli astenuti. Il fatto che i rappresentanti del 53,2% degli elettori siano disponibili a discutere, dopo eventuali dimissioni del Presidente del Consiglio, di un governo “a tempo determinato” che si occupi dei problemi più immediati e della redazione di una legge elettorale meno “porca” (da “porcellum”, definizione del politologo Sartori della vigente legge elettorale partorita principalmente dall'on. Calderoli) è davvero un tradimento degli elettori?