BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Ecco perché un governo tecnico tradisce gli elettori

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

 

Questo è vero a maggior ragione oggi, un oggi che sul piano istituzionale è caratterizzato, rispetto alla Prima repubblica, da tre elementi: un nuovo sistema elettorale (a tappe successive, dal 1994 ad oggi, ci si è mossi con alterne vicende verso un sistema maggioritario), un nuovo sistema dei partiti, ora tendenzialmente bipolare - cosicché la coalizione che partecipa alla competizione elettorale indica nel proprio leader il futuro potenziale capo del governo - ma, per terzo, un disegno costituzionale rimasto ancorato alla forma di governo parlamentare, con poteri di mediazione tra governo e parlamento affidati al Presidente della Repubblica.

Invocare oggi un governo tecnico può allora essere letto come il tentativo di suggerire la necessità di evitare lo tsunami di nuove elezioni oppure come un indizio, per quanto labile, della volontà di smentire la volontà popolare così come si è espressa nelle ultime elezioni, con una chiara indicazione della maggioranza vincente e del suo leader come capo dell’Esecutivo, e di affidare ad altri il ruolo di Presidente del Consiglio.

 

Per il Presidente della Repubblica, muoversi con prudenza ma anche con fermezza in questo insieme composito di conflitti e di tensioni non è certo agevole: può (e forse anche deve) indicare a tutti il valore della stabilità, spingendo la maggioranza verso una ricomposizione dei propri dissidi; può anche - eventualmente - ricordare come un “governo tecnico” possa essere una delle possibili soluzioni (posto che il sistema politico riconosca e dia attuazione a questa possibilità), ma è bene che non si spinga oltre: entrare di rincorsa a ribadire la proprio autonomia decisionale (vera solo in una accezione meramente formale), lasciar anche solo supporre di voler difendere la stabilità di governo anche a costo di sacrificare le scelte compiute dal popolo sovrano, non è cosa che contribuisca a pacificare gli animi e a ricondurre a ragione gli attori politici oggi in uno stato di pesante sovreccitazione.

Per non parlare della scelta, ancor più problematica, di sventolare il fantasma dell’ impeachment quale unica ed ultima forma di relazione tra la realtà dei rapporti politici (leggasi il governo in carica) e la forma costituzionale del sistema di governo parlamentare (e dei poteri che esso affida al Presidente della Repubblica), forma che, piaccia o no, ormai sta cambiando di segno. 

 

 

 

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
20/08/2010 - La Costituzione come la campana di Huesca? (bruno angelini)

Con l’espressione “Sarà come la campana di Huesca” gli spagnoli alludono a un avvenimento di cui si fa un gran parlare e il cui epilogo è imprevedibile. Si tratta della leggenda della Campana di Huesca, il cui protagonista è il re Ramiro “Il Monaco”. Si narra che i potenti del reame, siamo nell’Aragona del XII secolo, non erano fedeli al re, così egli chiese consiglio ad un abate del suo monastero per risolvere il problema. L’abate non disse nulla, ma gli mostrò come faceva a tagliare i cavoli più grandi del suo giardino. Il re capì. Convocò i nobili per comunicare che avrebbe realizzato una campana, il cui suono sarebbe stato udito in tutto il regno. Effettivamente il suono della campana risuonò in tutto il paese. I nobili che si recarono a corte furono decapitati, le loro teste vennero poste in circolo e la testa del vescovo di Huesca, quale ribelle più accanito, venne appesa al centro come batocchio. Questo è un tipico esempio di come il potere non esiti a usare anche le cose di Dio (una loquace ma mite campana) o, ciò che è nobile per la Nazione ed il popolo, per raggiungere i suoi scopi.

 
18/08/2010 - Domande a Valini (Michele Donnanno)

La prof. Valini descrive correttamente, quello che chiama l'"oggi istituzionale": un sistema tendenzialmente bipolare, un sistema elettorale che prevede l'indicazione del premier, e poi un disegno costituzionale ancorato alla forma di governo parlamentare. Ora, se questo è l'oggi, vorrei porre alla professoressa alcune domande: 1) si può mediante legge elettorale ridisegnare in chiave presidenziale l'impianto costituzionale? Non fu saggia decisione dei costituenti escludere qualsiasi riferimento alla legge elettorale dal testo costituzionale? Non è la legge elettorale norma di rango subordinato? 2)posto che la maggioranza venga meno, cosa dovrebbe fare il Presidente della Repubblica ove riscontrasse l'esistenza in Parlamento di una diversa maggioranza? Sciogliere le camere in nome della nuova legge elettorale e tradire il disegno costituzionale ancorato al parlamentarismo? Le sono chiari i rischi di una guerra civile cui anche Tavecchio faceva riferimento? 3) Va da sé che la situazione che viviamo è il prodotto dell'incapacità di attuare una riforma organica del nostro ordinamento repubblicano. Ma proprio su questo bisognerebbe avere il coraggio di dire che qualsiasi scorciatoia che non passi attraverso il coinvolgimento della nazione, in un dibattito pubblico sulla strada da prendere, rischia di aggiungere confusione a confusione. E' però stupefacente che a chiedere le elezioni sia chi in questi anni non ha governato la transizione verso una soluzione organica. Con rispetto.

 
18/08/2010 - Il Porcellume deve essere abolito (Marco Mercinelli)

L'unico significato di un governo tecnico è cambiare questa legge elettorale ignobile che vanifica la possibilità per gli elettori di scegliersi i propri rappresentanti in quanto questi sono espressi direttamente dai partiti. Si rivada pure alle elezioni ma solo dopo aver cambiato questa legge elettorale ignobile.

 
18/08/2010 - E se... (spadon gino)

E se, com'è molto probabile, in caso di dimissioni del governo, il presidente Napolitano affidasse a Berlusconi il reincarico? Che cosa succederebbe? Già si sa che Berlusconi non accetterebbe o farebbe finta di accettare per poi rinunciare dopo un paio di consultazioni pro forma. Il che è perfettamente comprensibile se si riene conto che questa occasione di sbarazzarsi di Fini è troppo ghiotta perché Silvio Berlusconi se la lasci sfuggire. A questo punto, però, c'è da chiedersi se il Presidente della Repubblica si accontenterà di questa risposta (esplicita o implicita che sia) e se deciderà un immediato ritorno alle urne.

 
18/08/2010 - governo tecnico?? (LUISA TAVECCHIA)

Quando un governo nella pienezza delle sue funzioni minaccia di portare milioni di persone in piazza davanti ad una crisi politica che non s'è ancora nemmeno manifestata, cosa dobbiamo pensare? Una parte dell'opposizione, non dà segnali positivi: Napolitano ha fatto passare leggi ordinarie che modificavano l'impianto costituzionale.A che livello di scontro siamo arrivati? Se non accontentiamo qualcuno vi è forse il rischio di guerra civile. Preoccupiamoci seriamente. grazie luisa

 
18/08/2010 - Piaccia o non piaccia la Repubblica è Parlamentare (Giuseppe Crippa)

Al di là della perentorietà del titolo, che mi auguro vada un po’ al di là delle intenzioni di Lorenza Violini, ricordo che alle elezioni politiche del 2008 PdL+Lega Nord ottennero (alla Camera) il favore del 46,8% dei votanti – cioè di meno della metà degli italiani, ed anzi di molto meno della metà se contassimo gli astenuti. Il fatto che i rappresentanti del 53,2% degli elettori siano disponibili a discutere, dopo eventuali dimissioni del Presidente del Consiglio, di un governo “a tempo determinato” che si occupi dei problemi più immediati e della redazione di una legge elettorale meno “porca” (da “porcellum”, definizione del politologo Sartori della vigente legge elettorale partorita principalmente dall'on. Calderoli) è davvero un tradimento degli elettori?