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SCENARIO/ 2. Per il dopo Berlusconi, elezioni a novembre o governo Pisanu

Pubblicazione:lunedì 2 agosto 2010

fini_berlusconiR375.jpg (Foto)

C’è un errore seriale nella carriera politica di Gianfranco Fini, quello di non aver mai saputo selezionare adeguatamente la sua classe dirigente, fino al punto di immaginare che potesse essere Mario Segni, ricorderete, il suo compagno di strada per sfondare al centro. Ma in questo frangente cruciale della sua vita politica, questo ripetuto errore di valutazione potrebbe agire curiosamente a suo vantaggio, visto che fra gli ex colonnelli che aveva voluto nel gruppo dirigente di Alleanza Nazionale, e che poi uno dopo l’altro l’hanno abbandonato, nessuno ha avuto la capacità politica di cogliere per tempo i rischi di una rottura così traumatica, valutando correttamente gli effettivi numeri dei fedelissimi di Fini alla Camera, e nessuno ha quindi saputo convincere Silvio Berlusconi dall’intraprendere questa strada, che si rivela da subito più impervia del previsto.

 

In realtà 34 deputati (leader compreso) sono un numero di adesioni al nuovo gruppo che forse neanche Fini avrebbe osato sperare. In grado ampiamente di farlo diventare ago della bilancia a Montecitorio, con in più il vantaggio di giocare in casa, essendo lui anche il presidente della Camera, con la possibilità quindi di gestire e orientare passaggi fondamentali. Si dirà che, proprio per questo, sarebbe onesto da parte di Fini, ora che è leader di una parte politica, dimettersi dall’incarico. Ma questa richiesta avanzata con forza da Berlusconi è apparsa subito del tutto velleitaria: forse il gesto sarebbe anche opportuno, ma non essendo dovuto per legge e nemmeno per prassi non era lecito aspettarsi atti di signorilità dal fronte avversario una volta che gli è stata dichiarata guerra.

 

E per capire come ora si sia legato mani e piedi, Berlusconi, al potere di veto di Fini sui provvedimenti non condivisi, basterà solo ricordare le svariate volte che la maggioranza è andata sotto alla Camera, già prima dello strappo e non certo per colpa dei finiani. Numeri ampi erano già messi a repentaglio da stuoli di deputati del Pdl con doppio incarico (sindaci e soprattutto presidenti di Provincia), per non dire dei ministri e dei Ghedini vari spesso impegnati in adempimenti importanti, che non possono lasciare. E se lo sterminato gruppo del Pdl faceva fatica già prima a garantire i numeri al governo, figurarsi ora come possa pensare di agire in autosufficienza senza concordare preventivamente con i finiani (come già avviene con la Lega) ogni passaggio cruciale.


E figuriamoci, d’altro canto, se sarà più possibile per la Lega, per far passare forzature clientelari come quella sulle quote latte, andare a parlare solo con il Pdl, by-passando il nuovo e scomodo alleato di “Futuro e Libertà”. Certo, al Senato i numeri non sono tali, per Fini, da assicurare lo stesso scenario. La maggioranza, a Palazzo Madama, ha sempre avuto minori problemi e i risicati 10 senatori che si preannunciano per Fini non sono in grado di alterare gli equilibri. Pur tuttavia il meccanismo del bicameralismo perfetto (che rende necessario per ogni provvedimento il doppio passaggio parlamentare) porta ad escludere che si possa parlare di maggioranza solida e autosufficiente dai finiani, e non è quindi possibile relegarli al ruolo aggiuntivo di parenti poveri.

 

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COMMENTI
02/08/2010 - Utili idioti (Alberto Pennati)

La schiera degli "utili idioti" si è rafforzata grazie alla truppa guidata dall'ancora "Presidente della Camera" che, delle prime tre cariche dello Stato - da qualche giorno - è l'unico ad essere anche guida di un gruppo di onorevoli a Montecitorio. E' certo, come evidenziato nell'articolo, che non ci si possa aspettare dall'on. Fini un "atto di signorilità", rassegnando le dimissioni: perderebbe un'arma di condizionamento dell'azione di Governo, così come ha fatto sinora. Cosa c'entri poi citare il fatto che l'on. Brambilla abbia fatto bella mostra di sè ad una festa francamente non lo comprendo. Beh, poi cosa si vuol far credere: che con falsi dossier non si siano stroncate carriere politiche? Ma certi magistrati non siedono oggi in Parlamento? Credo che le scelte di certi politicanti di mestiere, paladini dell'onestà e della correttezza, riconsegneranno nelle mani della sinistra e dei loro amici magistrati il nostro Paese, dimostrando così veramente da che parte stanno e che solo per vantaggi contingenti (e miopi) hanno preso in passato sottobraccio l'attuale Presidente del Consiglio.

 
02/08/2010 - Un articolo ricco di spunti interessanti. (Giuseppe Crippa)

Oltre alla notizia (!) della Brambilla che ha fatto bella mostra di sé alla festa di Gianfranco Rotondi (siamo tutti in attesa di un approfondimento con un video o delle foto…), l’articolo si segnala per l'analisi davvero interessante di un possibile sviluppo della situazione che potrebbe effettivamente sfociare, in autunno, in un governo di transizione al voto dopo il varo di una nuova legge elettorale. Che il “traghettatore” possa essere l’on. Pisanu può essere e personalmente ne sarei lieto. L’annotazione finale, poi, meriterebbe una risposta da parte di coloro che hanno additato i probiviri come l’organismo più idoneo a giudicare i comportamenti di taluni iscritti al PdL.