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SCENARIO/ Mantovano (Pdl): no a Rutelli-Casini, ecco perché ci teniamo Bossi

Pubblicazione:martedì 24 agosto 2010

FiniBocchino_R375(1).jpg (Foto)

Il veto di Bossi all’ingresso di Casini nel centrodestra e l’irritazione di alcuni ex Udc come Rotondi e Giovanardi aveva fatto pensare che l’allargamento della maggioranza al centro per ridimensionare i finiani fosse un’ipotesi che avesse più di un fondamento. In ogni caso la contromossa dei “futuristi”, pressati da una verifica sui punti cardine del programma, non si è fatta attendere. Italo Bocchino, capogruppo Fli alla Camera, ha lanciato ieri la proposta di un’inedita maggioranza comprendente Fini, Casini, Rutelli e i delusi dal Pd. Una mano tesa al Cavaliere, secondo l’analisi del leader di Generazione Italia, per salvarlo dalla trappola del voto escogitata da Bossi e Tremonti.

«È evidente - dice a IlSussidiario.net il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano - che la fase agostana della politica offre grande spazio alle parole e poco alla sostanza. Se proprio devo cogliere il lato positivo di questa dichiarazione prendo atto del passaggio dal ticket Fini-Vendola, proposto recentemente da Granata, allo schema Fini-Rutelli-Casini di Bocchino. Spero che al prossimo tentativo si torni al modello che gli elettori hanno scelto».

L’editoriale di ieri di Generazione Italia nel quale Tremonti viene definito un “equivoco politico” segue di pochi giorni quello di FareFuturo secondo cui il berlusconismo si potrebbe riassumere nel dossieraggio e nei ricatti. Quanto hanno pesato i falchi, da ambo le parti, nella frattura tra Berlusconi e Fini?

Farei un’altra valutazione. FareFuturo non è certo l’unico caso, ma bisogna dire che in Italia le fondazioni politiche spesso assumono un ruolo diverso da quello dichiarato. Certamente diverso da quello delle fondazioni anglosassoni o da quelle presenti negli Stati Uniti d’America. Negli Usa, ad esempio, hanno un’incidenza maggiore, ma svolgono un grande lavoro a livello di elaborazione di idee e di prospettive.

Da noi invece?

Diciamo che fanno comodo perché vengono usate per fare degli interventi netti, o per inviare dei messaggi politici, senza esporsi direttamente. Non ci si meravigli se poi le affermazioni vengono attribuite ai vertici. Se si fa questo gioco e le fondazioni politiche sono “più realiste del re” si pagano poi gli effetti collaterali.

Sembra comunque difficile immaginare che sui punti della verifica la maggioranza si ricompatti magicamente?  

 

 

INTERVISTA ALFREDO MANTOVANO - CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO


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