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GIORNALI/ Calabresi (La Stampa): chi l'ha detto che seminare odio fa vendere più copie?

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Bisogna distinguere però due aspetti. Da un lato sono certamente convinto che l’autocritica dei giornali sia doverosa perché troppo spesso il diritto alla privacy è stato calpestato. Sono stati commessi degli errori gravi e di questo siamo tutti responsabili. Quel disegno di legge però aveva finalità totalmente diverse. Puntava a rendere più difficili le indagini sulle storture e sulle corruzioni del mondo politico. La stessa politica ha poi dimostrato la propria ipocrisia.

In che senso?
 
Chi ha criticato per mesi i giornali ci sta dimostrando che ai fini della lotta politica sa usare benissimo gli stessi mezzi.

Passando all’attualità del quadro politico, che idea si è fatto di questo momento di grande confusione tra verifiche di governo, appelli a maggioranze fantasiose ed esplicite richieste di voto?


Siamo in una fase che può anticipare grandi cambiamenti. Lo schema dell’uomo solo e carismatico che risolve tutto con un colpo di genio e con i proclami non sembra bastare più. Emerge invece un bisogno di lavoro quotidiano, fatto anche di fatica e di programmazione.  
Non saprei dire se siamo al tramonto del berlusconismo, di certo la fase in cui Silvio Berlusconi è stato il motore innovativo, la spinta decisa al cambiamento del Paese, si sta avviando al termine.

L’attuale governo è in grado secondo lei di superare la verifica interna o dovrà cercare l’aiuto dei centristi?

Difficile fare previsioni, ci sono troppe variabili. Bossi però è stato molto netto nel suo veto a Casini e l’operazione sembra davvero molto difficile. Forse le elezioni non sono poi così lontane.

Cosa glielo fa pensare?


 

INTERVISTA A MARIO CALABRESI - CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO