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GIUSTIZIA/ 1. Alfano: il vero nemico del processo breve è il pregiudizio politico

Pubblicazione:giovedì 26 agosto 2010

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano (Imagoeconomica) Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano (Imagoeconomica)

Difende, il ministro Alfano, l’operato del governo in materia di giustizia, dall’accusa che le riforme siano bloccate dal tentativo di difendere interessi di parte - l’ultima bordata è arrivata qualche giorno fa da Repubblica, che accusava la riforma sul Lodo di mettere a rischio 5 milioni di processi - e da chi punta il dito contro l’impasse, che viene dallo stop imposto dalla minoranza interna finiana al processo breve. Un ostacolo che appare lontano da una soluzione e che ha tutti i motivi per preoccupare il presidente del Consiglio.

 

La riforma per accelerare i tempi del processo è uno dei punti imprescindibili messi nero su bianco da Berlusconi per rilanciare l’attività di governo. Giustizia, fisco, federalismo e sud sono - come aveva detto lo stesso Guardasigilli al Corriere - i nodi sui quali vedere «chi ci sta». «Il percorso parlamentare - sono state le parole di Alfano - servirà a far vedere chi vuol far finire la legislatura e chi invece vuol portare avanti il programma di governo».

 

Oggi al Meeting di Rimini è il giorno del faccia a faccia con Luciano Violante, mente della sinistra in materia di giustizia e presidente del Forum Riforma dello Stato del Partito democratico. A un anno di distanza dall’ultimo Meeting, quello in cui il ministro aveva detto che il governo, e con esso il paese, non avrebbe aspettato all’infinito le aperture - mai arrivate - del Pd, Alfano snocciola i punti salienti dell’azione dell’esecutivo. «Abbiamo portato a termine la riforma del processo civile - dice Alfano al sussidiario -, completato la normativa antimafia, riorganizzato le forze dell’ordine. E completato la riforma del processo breve al Senato».

 

E qui si arriva al punto che farà scintille. Parlando con il sussidiario Violante ha definito «interessante» il tema del processo breve, sottolineando però la necessità di capire come «verrà tradotta la proposta». Pende come una spada di Damocle, infatti, la norma transitoria, che prevede l’estinzione del processo per i processi in corso relativi a reati commessi fino al 2 maggio 2006, puniti con pena inferiore nel massimo a dieci anni, se sono decorsi più di due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero.

 

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