BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

GIUSTIZIA/ 1. Alfano: il vero nemico del processo breve è il pregiudizio politico

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano (Imagoeconomica)Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano (Imagoeconomica)

 

Ma Alfano respinge decisamente le accuse di volere un’amnistia. «Non esiste una riforma in questo campo senza una norma transitoria - spiega il ministro -. Essa è assolutamente fisiologica in una riforma procedurale che prospetta un passaggio così importante come quello che stiamo tentando, tra il vecchio assetto procedimentale e il nuovo assetto con processi a durata ragionevole». Anzi,  «conosco bene le accuse che ci vengono rivolte - insiste Alfano -. Mi spiace ancora una volta constatare che il principio ispiratore di chi è contrario a questa norma transitoria è solo uno: il pregiudizio politico. La giustizia italiana “chiede” questa norma - dice il ministro -: servirà a produrre più efficienza oltre che a soddisfare l’ordinario senso di giustizia dei cittadini».

 

Sulla necessità di mettere mano alla Costituzione, Alfano ribalta le tesi della sinistra. La nostra Carta non è intoccabile, dice il ministro, e lo provano i fatti. «È dai primi anni ’80 che si discute di come cambiare la seconda parte della Costituzione, quella che riguarda le regole. Maggioranze diverse vi hanno sempre provato: vuol dire che una ragione c’è. Andremo avanti con la riforma costituzionale della giustizia» dice il ministro. Ma un obiettivo imprescindibile rimane il processo: «Bisogna assicurare nel processo una perfetta parità tra l’accusa e la difesa. Questa è la strada per fare un processo veramente giusto».

 

Alfano ribatte infine a Violante, che sottolinea come sia stato il venir meno del ruolo del Parlamento ad aumentare in modo indebito lo spazio del potere giurisdizionale. L’attuale sistema elettorale non propone ai cittadini candidati designati dalle segreterie dei partiti? «Occorre affrontare questo tema in chiave più ampia - risponde Alfano -. Il paese ha avuto per anni le preferenze, poi vi ha rinunciato abrogandole, poi ha votato con il collegio maggioritario ma nemmeno questo è servito a produrre stabilità, come ha dimostrato la vicenda politica di Romano Prodi. No, la stabilità viene innanzitutto da solide leadership in un contesto bipolare».

 

 

 

© Riproduzione Riservata.