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GIUSTIZIA/ 2. Violante: la magistratura ha occupato lo spazio che le ha lasciato il Parlamento

giovedì 26 agosto 2010

Nella sua “controffensiva” di governo di questi giorni Berlusconi ha parlato di riforma costituzionale per il Csm, di lodo per le alte cariche, di norme sulla ragionevole durata del processo, di intercettazioni. Temi su cui la maggioranza cerca una via d’uscita dal vicolo cieco in cui l’ha cacciata la dialettica interna con la componente finiana, osserva Luciano Violante. Difficile che a queste condizioni si possa parlare di riforme, dice l’ex presidente della Camera, oggi al Meeting di Rimini per un incontro sul tema «Giustizia sarà fatta?».

 

Presidente Violante, qualcuno di questi punti incontra la disponibilità del Pd?

 

Mi pare francamente difficile aprire un confronto serio su quelle proposte, perché non mi sembrano destinate ad un incontro tra maggioranza e opposizione: più che proposte di governo, sono vincoli che il presidente del Consiglio pone a componenti del centrodestra e risentono della dialettica interna a quello schieramento. Il processo breve è un argomento interessante, sul resto occorre vedere come quelle proposte saranno tradotte.

 

Condivide la norma transitoria?

 

No. Ma non condivido nemmeno l’impostazione del processo breve, perché i tempi del processo sono molto diversi da Corte d’appello a Corte d’appello e la durata media dei processi in sé non dimostra proprio nulla. Mettere una mannaia per tutti i quanti i processi è inaccettabile: si possono anche stabilire per legge tempi più brevi, ma se non si fa nulla per modificare le strutture si rischia di condannare all’ingiustizia la metà circa della popolazione italiana che è sotto processo.

 

Torniamo alla battaglia sulle intercettazioni. Tutti sono concordi nel criticare le indebite intromissioni della stampa nella vita privata, ma se il legislatore intende regolamentare la materia si grida all’attentato contro la libertà di stampa. Come spiega tale reazione contraddittoria?

 

Sono state violate - non solo da parte dell’informazione - moltissime regole, per esempio nel divulgare conversazioni riguardanti persone che sono risultate del tutto estranee ai fatti. Ma dire, come faceva il testo originario, che non si può dare notizia di un arresto è una cosa che accadeva nei regimi sovietici e paramilitari del Sudamerica, non nei regimi democratici. Mi pare che francamente si sia perso il senso della misura. Ho poi l’impressione che quel progetto di legge sia andato via via cambiando, e mi chiedo se oggi sia davvero una priorità. Per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia a mio avviso non lo è. 

 

In questo bipolarismo al calor bianco è possibile secondo lei conseguire un self-restraint del potere giudiziario, per limitare gli eccessi della magistratura nei confronti del personale politico?

 




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COMMENTI
27/08/2010 - Quante belle parole! Ma ... (Pasquale Incoronato)

... ricordo a Violante che i partiti sono diventati quello che sono anche per merito suo e non cambiano perchè i vecchi dirigenti li occupano. Se avesse la cortesia di spiegare e raccontare come si giunse agli accordi con Berlusconi per non toccargli le televisioni e non fare una legge decente sul conflitto di interessi, accordi che gli elettori del centro-sinistra non volevano, forse potrebbe contribuire a ridurre la distanza fra elettori traditi e politici vaporosi.