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SCENARIO/ 1. Il "generale agosto" propone un nuovo scambio tra Napolitano e Berlusconi

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Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

 

La difesa che il Presidente della Repubblica ha fatto di Fini si basa sul far finta di non sapere che il Presidente della Camera ha fatto una conferenza stampa bollando il Capo del governo come antidemocratico. Si tratta di una difesa che fa temere che la terza carica dello Stato, prima di muovere all’attacco della quarta carica, abbia preventivamente informato la prima non venendone dissuaso. Che Fini sia nelle condizioni personali e politiche di concorrere alla stabilità istituzionale è ormai da escludere.

A sua volta anche Napolitano comincia a dare segni di nervosismo e, a differenza del passato, a non svolgere sempre un ruolo di moderazione.

 

A rendere difficile la strada di una operosa stabilità alternativa al voto sono comunque tre fattori di fondo. Il primo è rappresentato dal fatto che il Pdl da soggetto elettorale non è diventato soggetto politico. La dimensione carismatica non è sufficiente. Quando Antonio Gramsci scriveva che “la preparazione dei successori è altrettanto importante a quel che si fa per vincere” non era un’espressione poetica. Se si rimane in una dimensione del “dopo di me il diluvio” si creano le condizioni per essere sommersi dal diluvio nell’immediato. Occorre dare prospettive certe di futuro se non si vuole avere dietro le proprie spalle il crescere di timorosi, opportunisti e trasformisti. Oggi il Pdl è un conglomerato di accampamenti e fondazioni che “cazzeggiano” sul dopo Berlusconi.

 

La sinistra che sostiene il non voto dovrebbe concorrere ad un confronto politico e parlamentare sui contenuti delle misure legislative e su come dare maggiore competitività al “sistema Italia” in alternativa alla modernizzazione tremontian-berlusconiana. Al contrario la sinistra sembra invece sempre più disabituata al fare politica e si è adagiata passivamente sul Berlusconi “pericolo per la democrazia”, disertando così proprio il terreno della rimonta per via democratica: è su una posizione “attendista” ovvero in attesa di “scosse”, di interventi risolutori per via giudiziaria ed extraparlamentare.

 

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