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SCENARIO/ 1. Il "generale agosto" propone un nuovo scambio tra Napolitano e Berlusconi

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Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

 

Infine c’è Bossi che ormai non fa mistero di preparare un proprio “dopo Berlusconi”. Ostenta una neoausterità quasi berlingueriana, parla bene di Napolitano, si vanta di non avere problemi con la magistratura, insulta i vertici del Pdl. Al Nord dopo aver ottenuto la leadership del centro-destra in Veneto e Piemonte punta a indebolire quella non sua della Lombardia. Insomma punta a diventare partito di maggioranza relativa del Nord inseguendo il modello del catalano Pujol che da Barcellona con il suo “pacchetto” di parlamentari autonomisti era determinante nel Parlamento nazionale sia a destra sia a sinistra appoggiando ora il socialista Gonzales ora il popolare Aznar.

 

In questo quadro l’elemento nuovo e determinante può essere rappresentato dalle componenti cattoliche dell’opposizione, di fronte ad una crisi in cui emergono contraddizioni e paradossi della Seconda Repubblica edificata sul giustizialismo.

Non è detto che si ripresenti nuovamente una occasione come quella presente, in cui i parlamentari cattolici potrebbero svolgere un ruolo determinante per fermare lo sbullonamento istituzionale determinato da una prassi maggioritaria che confligge con l’architettura proporzionalistica, snaturando le maggioranze qualificate richieste per l’elezione degli organi di garanzia.

 

In assenza di fatti nuovi che possano garantire una seria prospettiva di governabilità, la via d’uscita tornerebbe ad essere quella elettorale, con una ragionevole intesa finale tra Napolitano e Berlusconi: una nuova legge elettorale che soddisfi il Quirinale in cambio del presidenzialismo desiderato da Berlusconi.

 

 

 



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