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GIUSTIZIA/ Il processo breve, foglia di fico di un’amnistia "necessaria"

Il ddl sul processo breve sarà tra i cinque punti prioritari dell’azione di governo. Il vero nodo politico è la norma transitoria, che sancisce di fatto un’amnistia. Il commento di PAOLO TOSONI

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Nell’intervista rilasciata sabato al Corriere della Sera il ministro Alfano ha ribadito ciò che aveva anticipato all’incontro “Giustizia sarà fatta?” tenutosi al Meeting di Rimini giovedì scorso, in cui era relatore unitamente a Luciano Violante. Il disegno di legge sul processo breve sarà tra i cinque punti prioritari dell’azione di governo sui quali il premier chiederà il sostegno della maggioranza e sul quale il ministro ha annunciato che è pronto ad investimenti straordinari nel sistema giustizia, concordando con i magistrati dei principali uffici giudiziari le scelte organizzative più efficaci per adeguare la macchina giudiziaria alle nuove esigenze, appunto, del processo breve.

 

Il ministro, quindi, ha fatto un passo in più rispetto al mero intendimento di proseguire e sostenere l’iter parlamentare del disegno di legge in questione: ha promesso un robusto stanziamento di fondi destinati a tale scopo. Vediamo se ciò può essere ritenuto sufficiente.

La cronica lentezza dei processi penali, dall’inizio delle indagini fino alla sentenza definitiva, dipende da molteplici e complessi fattori. Pensare che il processo penale possa accorciare i propri tempi perché ciò viene previsto per legge è pura demagogia; ipotizzare fondi straordinari che possano adeguare gli scarsi e obsoleti mezzi di cui l’apparato giudiziario dispone, è certamente un primo passo per dare concretezza alla legge in cantiere: ma certamente non basta.

 

Accanto a ciò, infatti, è indispensabile intervenire sui meccanismi processuali, eliminando il più possibile quelli che determinano il problema che si vuole risolvere.

Ne cito solo alcuni a titolo di esempio: andrebbe abolita l’udienza preliminare - una sorta di quarto giudizio, per lo più formale, che ritarda anche di un anno circa l’inizio del dibattimento - estendendo il sistema della citazione diretta a giudizio e utilizzando il GUP solo per i riti alternativi (abbreviato e patteggiamento); pensare un sistema di notifiche via e-mail anche per il processo penale, come si sta sperimentando in quello civile (magari rendendo obbligatoria la domiciliazione almeno presso il difensore di fiducia, munito di indirizzo di posta elettronica); imporre un termine perentorio, di pochi mesi, al pm per esercitare l’azione penale dopo la chiusura delle indagini: pare, infatti, che una delle principali cause di ritardo dei processi penali sia la giacenza degli stessi (per molti mesi se non per anni) negli uffici dei pm che, esaurite le indagini, non provvedono a chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio.

 

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