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Politica

GIUSTIZIA/ Il processo breve, foglia di fico di un’amnistia "necessaria"

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

 

Ovviamente, si tratta di sintetici suggerimenti cui altri potrebbero e dovrebbero essere pensati se veramente si vuole adeguare la macchina processuale ai nuovi tempi imposti dal disegno di legge: ma nulla di tutto ciò si trova nelle proposte del governo; sarebbe opportuno, quindi, aprire subito una riflessione sul punto, prima di rischiare di ottenere l’effetto contrario: aumentare la già patologica incapacità del nostro sistema di giungere al termine dei processi.

 

Che si voglia intervenire sulla ragionevole durata del processo è una preoccupazione seria e largamente condivisibile, ma il vero nodo politico è la norma transitoria prevista, su cui rischiano di giocarsi la prosecuzione della legislatura piuttosto che le elezioni anticipate. Come avevo già scritto in un precedente articolo, la norma transitoria - che prevede l’estinzione dei processi in corso per reati fino a 10 anni di reclusione, commessi entro il 2 maggio 2006 - produce di fatto gli stessi effetti di un’amnistia che, proprio per la sua delicatezza, è un provvedimento che deve essere preso a maggioranza qualificata (due terzi del Parlamento) e non è mai stata concessa per reati superiori ai 4 anni di pena edittale massima: nel nostro caso, con legge ordinaria, si concede il medesimo beneficio e per reati fino a 10 anni di reclusione.

 

Se si pensa, inoltre, che la legge sul processo breve è chiaramente proiettata a modificare negli anni futuri, accelerandolo, il sistema processuale, non si comprende la necessità di tale norma transitoria e, soprattutto, la sua eccessiva espansione. È legittimo il sospetto che essa abbia come reale finalità quella di estinguere i processi a carico del premier, che in questi anni hanno avvelenato il rapporto tra politica e magistratura: ciò spiega la ferma contrarietà a tale norma, non solo dell’opposizione, ma di parte della stessa maggioranza.

Se, come sembra, la possibilità di proseguire la legislatura ed evitare elezioni anticipate (che sarebbero deleterie per il Paese in questo contesto di crisi che urge stabilità per permettere la ripresa) passa attraverso l’accettazione della norma transitoria e del suo scopo reale, si prenda questa decisione politica e, per il bene del Paese, si prosegua nel cammino riformatore di cui c’è così bisogno.

 

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