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Politica

SCENARIO/ Bersani: ecco il mio nuovo Ulivo per il dopo Berlusconi

Pier Luigi Bersani (Imagoeconomica)Pier Luigi Bersani (Imagoeconomica)

 

Non ho mai creduto agli automatismi e non è certo il tempo di mettere i cappelli sulle sedie. Ora dobbiamo fare un percorso politico e mettere in movimento un popolo. Quanto al voto, il Pd non ne ha paura, ma se si andasse a votare dev’essere chiaro agli italiani che le elezioni hanno un padre e una madre: Berlusconi e la sua crisi.

 

Nessun pensiero alle primarie, quindi, fino a quando non verranno annunciate nuove elezioni?

 

Non evocando elezioni non evoco nemmeno le primarie, se dovessimo ritrovarci alle urne comunque la nostra proposta, da confrontare con gli alleati, è chiara: primarie di coalizione. In quel caso verrà scelto di sicuro il candidato che avrà più possibilità di battere Berlusconi. Quando una coalizione è unita, infatti, l’unico obiettivo è vincere e le questioni personali non contano più. Per questo la competizione interna che i giornali stanno creando è ampiamente fuori contesto.

 

Ma qual è la sua previsione sull’attuale legislatura?

 

L’analisi che avevo fatto è ancora valida: siamo al secondo tempo del berlusconismo, il premier è ancora forte, ma non è più in grado di portare la palla avanti. Questo comporta dei rischi, dei colpi di coda, un imbarbarimento di cui tutti hanno potuto vedere segnali evidenti nel mese di agosto. I meccanismi di forzatura della democrazia, però, non convincono più nemmeno buona parte del centrodestra. Sono temi di fondo, ineliminabili. Ecco perché la maggioranza non potrà far altro che tentare la strada del traccheggiamento, ma questa legislatura non si concluderà in modo fisiologico.

 

Passando all’economia, Marchionne ha sfidato la politica, i sindacati e la stessa Confindustria a costruire un nuovo patto sociale. Qual è la sua risposta?

 

È semplice, questo nuovo patto lo voglio anch’io. Chiediamoci però se le cose che si stanno facendo vanno nella direzione giusta o se ci preparano invece a una nuova guerra tra guelfi e ghibellini. Sono il primo a dire che non si può prescindere, nei tempi moderni, dalla responsabilizzazione diretta dei lavoratori. Siamo in un nuovo secolo, in un tempo in cui i partiti, a cominciare dal mio, si pongono il tema della partecipazione democratica. Come possiamo pensare che i lavoratori non debbano essere chiamati a dire la loro quando si discute sulla loro pelle? Non può che essere così e la maggioranza decide per tutti, al netto di fondamentali diritti che devono essere garantiti. C’è però anche il rovescio della medaglia…

 

Quale?

 

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