BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Cirino Pomicino: ecco perché Berlusconi deve rifare la "Casa delle Libertà"

berlusconi_folla1R375.jpg (Foto)



L’azzardo maggiore è stato senz’altro quello di Berlusconi, per il semplice fatto che chi ha una maggioranza relativa all’interno di un partito ha maggiori responsabilità. Io, a differenza del Cavaliere, provengo però da una cultura politica democratico-cristiana e ho imparato a capire che avere al proprio interno una minoranza del 10% è un’opportunità per allargare il consenso, non una tubercolosi da espellere. L’errore di Fini, invece, è stato un altro.

Quale?

Aderire, dopo il “predellino”, a un rassemblement che non aveva basi politiche solide e che era poco più, o poco meno, di una lista elettorale. Fortunatamente se n’è accorto per tempo e ha ritenuto di dover contrastare un’idea di un partito personale e padronale come quella che ha in testa Berlusconi, anche se, in verità, non è l’unico.

Per come si sono messe le cose, Fini farebbe bene a questo punto, a dimettersi dalla carica di Presidente della Camera?

A mio parere no. Il fatto che il Presidente della Camera sia anche un leader politico attivo rappresenta certamente un’eccezione, ma la terza Carica dello Stato non è espressione della maggioranza e non è alle sue dipendenze.

Secondo lei si sta aprendo una nuova stagione? siamo alla fine del bipolarismo?

Il pensiero unico degli intellettuali italiani in questi anni ha identificato il bipolarismo con la modernità, dimenticandosi che il bipartitismo in Italia c’è sempre stato, quando il Pci e la Dc raccoglievano oltre il 70% dei consensi. Il fatto è che questi due partiti erano inseriti all’interno di una democrazia parlamentare nel quale i partiti minori garantivano il governo della maggioranza.
L’errore di questi professoroni, molti dei quali di sinistra rimasti spiazzati dalla caduta del comunismo, è stato quello di immaginare, come se fossero degli apprendisti stregoni, di poter favorire i processi politici attraverso delle tecnicalità elettorali.

Ci spieghi meglio.

 


COMMENTI
05/08/2010 - Parole condivisibili (GAETANO GRIMALDI)

Ottima analisi quella di Pomicino anche se si intravede una leggera nostalgia per il passato che fù e che dovrebbe appartenere solo alla storia. Sbaglia solo quando sostiene che avevamo un bipolarismo DC-PCI in quanto non lo era affatto. Era, comunque sia, sempre la dc e partiti minori (pentapartito) a governare. L'alternanza non era possibile per motivi ben noti. Un sistema bipolare, nell'accezione dottrinale del termine, si ha quando vi è intrinseca (fattiva/reale) l'alternanza al potere ovvero la possibilità per entrambi i poli di essere sia maggioranza che opposizione. per il resto Pomicino fa una lucidissima analisi.

 
04/08/2010 - Il PDL è un pollaio o un harem? (PAOLA CORRADI)

In entrambi i casi mi offenderei pesantemente se fossi il presidente del PDL. Un partito spero si fondi su regole migliori sia dei pollai che degli harem. Buona giornata

 
04/08/2010 - La storia si ripete (Vulzio Abramo Prati)

Il Presidente Fini, che nel 1976 era già grandicello, dovrebbe ricordare quando un gruppo di politici del MSI creò il Gruppo Parlamentare autonomo di Democrazia Nazionale. Vi aderirono 9 senatori sui 15 del MSI e 21 deputati su 35; davvero una bella forza nel partito! Nelle elezioni del 1979 Democrazia Nazionale raccolse però solo lo 0,7% dei voti e non elesse nessuno sparendo dalla scena politica! A sinistra sono successe le stesse cose con gli stessi risultati, segno che gli italiani non amano queste avventure. E dire che Democrazia Nazionale era guidata da persone quali De Marzio, Nencioni, Tedeschi, l'ammiraglio Birindelli ecc..., con uno spessore ben diverso da queli di oggi!

 
04/08/2010 - MAGGIORANZE ALEATORIE (celestino ferraro)

E quale pollaio potrebbe credersi un harem personale avendo al suo interno più di un gallo della Checca? Due tombeurs de femmes nello stesso pollaio? Una scommessa a perdere. Naturalmente il gioco è riferibile alla nostra situazione parlamentare, dove il premier Berlusconi è stato contestato dal nostromo Fini, nocchiero della filibusta sin dai tempi d’Almirante, abile e scaltro comandante del vascello MSI. Contestato da quel mondo “democratico e antifascista”che s’impadronì del potere dopo il 25 luglio del 43, il MSI, e il giovane virgulto almirantiano (dal 1977), crebbero schiacciati dagli insulti dell’apparato e mai sarebbero usciti dal “buio delle fogne” se il Cavaliere, bisognoso di truppe nella sua discesa in campo contro la “Gioiosa macchina da Guerra” di Achille Occhetto, non l’avesse “sdoganati” offrendo loro un cursus honorum di marca democratica, nobiltà e cittadinanza. Il patto fu consacrato con l’altro trovatello della democrazia italiana, Casini, l’orfano nobilissimo di Forlani messo in prigione dalle “Mani Pulite” del Di Pietro. Sedici anni di peripezie (sino ad oggi), pagine gloriose della nostra democrazia. Il Gianfranco Fini, da piccolo eroe di casa nostra, alla ribalta mondiale che dalla piazza di Gerusalemme, ministro degli Esteri della Repubblica Italiana, con la kippà in testa al “Muro del Pianto”, scopre le leggi razziali di Mussolini come il male assoluto del nostro ventennio fascista. Nel ventenni

 
04/08/2010 - Lucidissima analisi! (PAOLA CORRADI)

complimenti! spero che venga letta! questa si che è analisi politica!

 
04/08/2010 - SEMIALTERNO la vera alternativa per un bipolarismo (giulio mancabelli)

Per per iniziare a risolvere dovremmo approdare ad bipolarismo aperto urge iniettare ovunque un autentico dinamismo concorrenziale aperto su tutti i fronti e livelli per non continuare a sprofondare! Servono concorrenziali soluzioni ancora dai meccanismi elettorali quanto col SEMIALTERNO si va proponendo per uscirne da queste cattività e non continuare a ricaderci. Bisogna saper affinare l’ingegno e cogliere le buone idea ovunque esse si presentino ad ogni latitudine e senza alcuna pregiudiziale e poi, avere il coraggio di applicarle! Questo dovrebbe diventare il criterio per abbandonare l’obsolescenza mantenuta a sistema per un inedito e meglio articolato ma, più completo sistema al fine di poterci caricare di quella sicurezza e consapevolezza necessaria a saper affrontare la nuova alba che si potrebbe schiudere all’orizzonte. Se, ogni ambito fosse strutturalmente attrezzato, articolato per riprodurre quel dinamismo indispensabile ad espandere democraticità intesa come qualità non solo PIL bensì PIQ! Solo quando riusciremo a svecchiare e rinnovare capendo quanto glocali – vicini siamo ormai divenute gli eventi nel mondo capaci di talora riprodurre ripercussione ovunque potremmo renderci conto, dimostrato sempre più dalla genesi e suo sviluppo di una siffatta impellente crisi recessiva, di quanto i fatti e la cronaca politica ed economico finanziaria ci dimostrino sempre più che: democrazia e mercato non possono che essere facce della medesima medaglia