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Politica

SCENARIO/ 2. Ecco come Berlusconi e Fini possono far la pace

L’imminente sospensione dei lavori parlamentari impone una pausa di riflessione ai leader politici, (Berlusconi e Fini su tutti) saliti sul ring in queste settimane. L'analisi di UGO FINETTI

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Siamo nelle mani del “Generale Agosto”. L’imminente sospensione dei lavori parlamentari impone infatti una pausa di riflessione all’insieme dei leaders politici che improvvidamente sono saliti sul ring del pugilato.

«La politica sarebbe il mestiere più facile del mondo se non consistesse nel prevedere le conseguenze delle proprie decisioni» sentenziava Pietro Nenni nel condannare gli antagonismi che avevano provocato l’ennesima scissione socialista nel luglio 1969 e Bettino Craxi, avendo già deciso di fronteggiare la nuova stagione politica stando in minoranza, commentava: «È successo quel che non doveva succedere. Succederà quel che non può non succedere».

In quel caso, nel partito socialista unificato che dopo due anni si scioglieva, da entrambe le parti si era convinti di vincere (gli uni ritenevano di avere l’elettorato con loro e gli altri di essere determinanti in Parlamento) e poi si ritrovarono ad essere subalterni sia a destra sia a sinistra.

Il fatto che Berlusconi e Fini pur mantenendo un atteggiamento di reciproco disprezzo non smentiscano chi si è attivato per rimettere insieme i cocci e tenti di rinnovare una maggioranza che eviti le elezioni significa che entrambi siano consapevoli di aver sbagliato qualche calcolo e di trovarsi in una situazione in cui, sia l’uno sia l’altro, contano molto meno nel Paese e nel Parlamento rispetto alla settimana scorsa.

Certamente lo scenario attuale non corrisponde alle loro previsioni e intenzioni. Errori evitabili li hanno commessi entrambi.

Berlusconi ha stretto un rapporto a due con Bossi senza aver stabilizzato la fusione che aveva fatto nascere il Pdl:  ha inutilmente oscurato e provocato Fini e messo in sospetto e agitazione non solo il Sud, ma anche il Centro Italia.


COMMENTI
07/08/2010 - Che Paese! (GAETANO GRIMALDI)

In un Paese normale (quindi non l'Italia), in una simile situzione ci sarebbe una reazione dal basso molto forte, tale da constringere qualcuno alle dimissioni e ad elezioni anticipate senza lasciare la decisione al solito teatrino della politica italiana. Anzi, non ci sarebbe proprio il teatrino. Siamo stufi!!!

 
07/08/2010 - Napolitano su questo ha ragione. (Giuseppe Crippa)

Che il presidente Napolitano non voglia sciogliere le camere perché non gli piace questa legge elettorale è un’illazione malevola dell’articolista, che non rende giustizia ad un Presidente sufficientemente lungimirante da comprendere che il risultato delle urne, proprio con questa legge, darebbe molto probabilmente luogo ad un Parlamento ingovernabile, con una maggioranza (di centro destra) alla Camera ma non al Senato. Il giudizio negativo sulla legge elettorale, a partire dalla definizione volgare datale dal suo principale estensore, è così largamente condiviso che è doveroso pensare ad una sua riformulazione. Sarebbe bello farlo di qui a tre anni (e non di qui a tre mesi) e con una maggioranza più ampia di quella del governo in carica, ma siamo in Italia…

 
06/08/2010 - I CAPPONI CHE CONTINUANO A BECCARSI (bruno angelini)

“Agnese, superba d’averlo dato, levò, a una a una, le povere bestie dalla stia, riunì le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago, e le consegnò in mano a Renzo;(…) Così, attraversando i campi o, come dicon colà, i luoghi, (Renzo) se nìandò per viottole, fremendo, ripensando alla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli. (…) Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate, le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade sovente tra compagni di sventura”. (A.Manzoni, I promessi sposi) Nelle mani di Agnese quattro capponi, pur in una posizione estremamente scomoda e ignari del fatto che prima o poi verranno cucinati, continuano, quasi istintivamente, a beccarsi tra di loro. La metafora dei capponi di Renzo dovrebbe farci capire che forse una grande strategia bipartisan è oggi più che mai necessaria per un paese che vuole intraprendere seriamente un percorso di riforme. I.Nicotra, P.Zocchi, (2009) Formare per riformare. Federalismo e creazione di una nuova classe dirigente locale”, Donzelli editore, Roma, pag. 169.

 
06/08/2010 - MA QUALE PACE? (celestino ferraro)

"Non parlarmi d'accordi, abbominato Nemico, ripigliò torvo il Pelide: Nessun patto fra l'uomo ed il lione, Nessuna pace tra l'eterna guerra Dell'agnello e del lupo, e tra noi due Né giuramento né amistà nessuna, Finché l'uno di noi steso col sangue L'invitto Marte non satolli". (Iliade, XXII) Celestino Ferraro

 
06/08/2010 - pace? (FRANCO GRIZIOTTI BASEVI)

Complimenti per l'analisi puntuale e precisa. Mi auguro che per almeno una volta nella vita della repubblica si tenga conto degli interessi degli italiani e non come al solito dei belligeranti e si riesca a finire la legislatira che, mi sembra, pur in mezzo a ombre, ha portato anche parecchie cose buone. Facciamola durare fino in fondo. la cosa che mi spiace è che purtroppo i nostri politici (destra, centro o sinistra non importa) dipendano ancora così tanto dal Vaticano!