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SCENARIO/ 2. Ecco come Berlusconi e Fini possono far la pace

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Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)  Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)



Fini si è messo a ricercare uno spazio politico-parlamentare determinante prima riposizionandosi  “a sinistra” (voto agli immigrati, eutanasia, ecc) e poi capitanando una scissione parlamentare “da destra” con sventolio  sui giornali delle foto con Almirante ed il raffazzonato raduno  di una comitiva non precisamente per  visita delle sinagoghe.

Oggi se si va alle elezioni Berlusconi le deve affrontare nel centro-sud come “subalterno” a Bossi e Fini come traditore della destra  e  “tirapiedi” dei comunisti.

Da parte loro i leader dell’opposizione non si presentano con le carte in regola e il vento in poppa.

L’Italia sta uscendo meglio di altri (se non di tutti gli altri) paesi dalla crisi economico-finanziaria. Non solo, ma si sta rafforzando ciò che la sinistra ha sempre disprezzato e avversato, mentre le “corazzate Potemkin” del Pd (vedi Unicredit) non sono più in grado di schierarsi (in tutti i sensi) per la campagna elettorale.

Un “fronte popolare” Vendola-Di Pietro- Casini non è praticabile né Fini può spiegare di non avere accettato la leadership di Berlusconi per fare il comprimario con Rutelli dietro a Casini. Quale spazio e prospettiva “moderata” può avere il cosiddetto “terzo polo”? Né la immaginata discesa in campo di leaders dell’imprenditoria può cambiare le carte in tavola. Bisogna fare attenzione a parlare di “poteri forti”. Una cosa era Enrico Cuccia, ben altra è Luca di Montezemolo.

Inoltre le ragioni di distinzione di Fini da Berlusconi erano concentrate (come ha spiegato lui nei suoi recenti libri  e la sua Fondazione “FareFuturo” nelle varie iniziative) proprio nel rigetto di ogni richiamo ai valori di matrice cattolica. Fini, come Sarkozy contro Chirac, ha infatti cercato di dipingere una nuova destra più “moderna” che in Italia significa, secondo lui, meno cattolica confliggendo però così sia con Casini sia con Rutelli che hanno invece messo sotto accusa “l’edonismo berlusconiano” sperando in un avallo d’Oltretevere.

 



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COMMENTI
07/08/2010 - Che Paese! (GAETANO GRIMALDI)

In un Paese normale (quindi non l'Italia), in una simile situzione ci sarebbe una reazione dal basso molto forte, tale da constringere qualcuno alle dimissioni e ad elezioni anticipate senza lasciare la decisione al solito teatrino della politica italiana. Anzi, non ci sarebbe proprio il teatrino. Siamo stufi!!!

 
07/08/2010 - Napolitano su questo ha ragione. (Giuseppe Crippa)

Che il presidente Napolitano non voglia sciogliere le camere perché non gli piace questa legge elettorale è un’illazione malevola dell’articolista, che non rende giustizia ad un Presidente sufficientemente lungimirante da comprendere che il risultato delle urne, proprio con questa legge, darebbe molto probabilmente luogo ad un Parlamento ingovernabile, con una maggioranza (di centro destra) alla Camera ma non al Senato. Il giudizio negativo sulla legge elettorale, a partire dalla definizione volgare datale dal suo principale estensore, è così largamente condiviso che è doveroso pensare ad una sua riformulazione. Sarebbe bello farlo di qui a tre anni (e non di qui a tre mesi) e con una maggioranza più ampia di quella del governo in carica, ma siamo in Italia…

 
06/08/2010 - I CAPPONI CHE CONTINUANO A BECCARSI (bruno angelini)

“Agnese, superba d’averlo dato, levò, a una a una, le povere bestie dalla stia, riunì le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago, e le consegnò in mano a Renzo;(…) Così, attraversando i campi o, come dicon colà, i luoghi, (Renzo) se nìandò per viottole, fremendo, ripensando alla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli. (…) Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate, le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade sovente tra compagni di sventura”. (A.Manzoni, I promessi sposi) Nelle mani di Agnese quattro capponi, pur in una posizione estremamente scomoda e ignari del fatto che prima o poi verranno cucinati, continuano, quasi istintivamente, a beccarsi tra di loro. La metafora dei capponi di Renzo dovrebbe farci capire che forse una grande strategia bipartisan è oggi più che mai necessaria per un paese che vuole intraprendere seriamente un percorso di riforme. I.Nicotra, P.Zocchi, (2009) Formare per riformare. Federalismo e creazione di una nuova classe dirigente locale”, Donzelli editore, Roma, pag. 169.

 
06/08/2010 - MA QUALE PACE? (celestino ferraro)

"Non parlarmi d'accordi, abbominato Nemico, ripigliò torvo il Pelide: Nessun patto fra l'uomo ed il lione, Nessuna pace tra l'eterna guerra Dell'agnello e del lupo, e tra noi due Né giuramento né amistà nessuna, Finché l'uno di noi steso col sangue L'invitto Marte non satolli". (Iliade, XXII) Celestino Ferraro

 
06/08/2010 - pace? (FRANCO GRIZIOTTI BASEVI)

Complimenti per l'analisi puntuale e precisa. Mi auguro che per almeno una volta nella vita della repubblica si tenga conto degli interessi degli italiani e non come al solito dei belligeranti e si riesca a finire la legislatira che, mi sembra, pur in mezzo a ombre, ha portato anche parecchie cose buone. Facciamola durare fino in fondo. la cosa che mi spiace è che purtroppo i nostri politici (destra, centro o sinistra non importa) dipendano ancora così tanto dal Vaticano!