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SCENARIO/ 2. Ecco come Berlusconi e Fini possono far la pace

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica) Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)



Certamente Napolitano non può muoversi senza prudenza. Ricondurre la sua vocazione al passato comunista è riduttivo e fuorviante.  Siamo in presenza di una personalità in cui confluiscono preoccupazioni extraparlamentari, ma non certo irresponsabili e sovversive.

Napolitano che ha passato la vita sul terreno economico e internazionale è persona ben lungi dall’assumersi la responsabilità di scaraventare l’Italia come uno straccio al vento in uno scenario imprevedibile di crisi economica mondiale. Il “generale Agosto” molto probabilmente avrà quindi le sembianze del “generale Napolitano”:  sia per  un “patto” al  fine di proseguire la legislatura sia per andare consensualmente alle elezioni. 

Certamente questa crisi politica sanziona il fatto che in Italia si è passati dalla partitocrazia alla cortigianeria. Ormai per determinare le svolte politiche, alterare gli equilibri parlamentari, disegnare alleanze elettorali è pura formalità e tempo perso mettere insieme un partito.

Il sistema dei processi decisionali è articolato in una diversa forma di accampamenti. Che cosa è il proliferare, a destra a sinistra e al centro, di tutte queste Fondazioni se non l’articolazione del paesaggio politico italiano secondo un sistema non di partiti ma di corti con le tradizionali figure del “consigliere”, della “bella donna”, dell’”uomo di spada” e di quello che si occupa della “robe”?

Certo non siamo ai tempi dell’assolutismo e quindi in un quadro di pluralismo abbiamo di fronte una scena non di indiscussi “sovrani conservatori”, ma di rissosi “capi carismatici” che vanno alla conquista di spazi, regni e imperi.

Non è detto che ciò sia un male o che prima fosse meglio. Basta rendersi conto che insistendo nella “soluzione finale” della politica italiana attraverso la  via giudiziaria lo sbocco non è stato né Che Guevara né Madre Teresa di Calcutta, ma tanti Paperon de’ Paperoni. 

Il recente accordo per il rinnovo del vertice del Csm patrocinato da Napolitano tra Berlusconi, Bersani e Casini proprio nel momento più acuto della crisi può ripetersi? Si aprirebbe una via d’uscita che può promettere maggiore novità e legittimità rispetto al ricorso alle urne.

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COMMENTI
07/08/2010 - Che Paese! (GAETANO GRIMALDI)

In un Paese normale (quindi non l'Italia), in una simile situzione ci sarebbe una reazione dal basso molto forte, tale da constringere qualcuno alle dimissioni e ad elezioni anticipate senza lasciare la decisione al solito teatrino della politica italiana. Anzi, non ci sarebbe proprio il teatrino. Siamo stufi!!!

 
07/08/2010 - Napolitano su questo ha ragione. (Giuseppe Crippa)

Che il presidente Napolitano non voglia sciogliere le camere perché non gli piace questa legge elettorale è un’illazione malevola dell’articolista, che non rende giustizia ad un Presidente sufficientemente lungimirante da comprendere che il risultato delle urne, proprio con questa legge, darebbe molto probabilmente luogo ad un Parlamento ingovernabile, con una maggioranza (di centro destra) alla Camera ma non al Senato. Il giudizio negativo sulla legge elettorale, a partire dalla definizione volgare datale dal suo principale estensore, è così largamente condiviso che è doveroso pensare ad una sua riformulazione. Sarebbe bello farlo di qui a tre anni (e non di qui a tre mesi) e con una maggioranza più ampia di quella del governo in carica, ma siamo in Italia…

 
06/08/2010 - I CAPPONI CHE CONTINUANO A BECCARSI (bruno angelini)

“Agnese, superba d’averlo dato, levò, a una a una, le povere bestie dalla stia, riunì le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago, e le consegnò in mano a Renzo;(…) Così, attraversando i campi o, come dicon colà, i luoghi, (Renzo) se nìandò per viottole, fremendo, ripensando alla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli. (…) Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate, le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade sovente tra compagni di sventura”. (A.Manzoni, I promessi sposi) Nelle mani di Agnese quattro capponi, pur in una posizione estremamente scomoda e ignari del fatto che prima o poi verranno cucinati, continuano, quasi istintivamente, a beccarsi tra di loro. La metafora dei capponi di Renzo dovrebbe farci capire che forse una grande strategia bipartisan è oggi più che mai necessaria per un paese che vuole intraprendere seriamente un percorso di riforme. I.Nicotra, P.Zocchi, (2009) Formare per riformare. Federalismo e creazione di una nuova classe dirigente locale”, Donzelli editore, Roma, pag. 169.

 
06/08/2010 - MA QUALE PACE? (celestino ferraro)

"Non parlarmi d'accordi, abbominato Nemico, ripigliò torvo il Pelide: Nessun patto fra l'uomo ed il lione, Nessuna pace tra l'eterna guerra Dell'agnello e del lupo, e tra noi due Né giuramento né amistà nessuna, Finché l'uno di noi steso col sangue L'invitto Marte non satolli". (Iliade, XXII) Celestino Ferraro

 
06/08/2010 - pace? (FRANCO GRIZIOTTI BASEVI)

Complimenti per l'analisi puntuale e precisa. Mi auguro che per almeno una volta nella vita della repubblica si tenga conto degli interessi degli italiani e non come al solito dei belligeranti e si riesca a finire la legislatira che, mi sembra, pur in mezzo a ombre, ha portato anche parecchie cose buone. Facciamola durare fino in fondo. la cosa che mi spiace è che purtroppo i nostri politici (destra, centro o sinistra non importa) dipendano ancora così tanto dal Vaticano!