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SCENARIO/ Panebianco: voto in marzo? Con il "porcellum" sarà caos...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

È la rottura di un rapporto diretto tra l’elettore e l’eletto, paracadutato dentro una lista decisa dai partiti. Per l’elettore significa prendere o lasciare. Questo fa tanto scandalo, ma tutti i sistemi proporzionali senza preferenza, che sono quelli più in voga in Europa, sono così. Il nostro sistema è ulteriormente complicato dal fatto che unisce al proporzionale il premio di maggioranza. Quest’ultimo in realtà è l’unico elemento che ha consentito il bipolarismo.

 

Riassumendo, professore?

 

Attualmente ci sono tre posizioni: la prima è quella di chi difende questa legge. Poi c’è chi la vuol far saltare facendo saltare il premio di maggioranza, e con esso il bipolarismo: sono i fautori del sistema tedesco. E infine chi dice: salviamo il bipolarismo e sostituiamo questa legge poco efficiente con un sistema uninominale puro, cioè senza quota proporzionale. Io sono tra questi ultimi.

 

Nell’attuale maggioranza a chi la pensa come lei si obietta che i collegi uninominali erano già previsti dalla legge Mattarella, ma quel sistema non ha impedito due ribaltoni.

 

Ma chi dice questo dimentica - si fa per dire - che il sistema elettorale del ’93, maggioritario con quota proporzionale, non funzionò a dovere perché si fece in modo di «proporzionalizzare» il maggioritario: la quota proporzionale funzionò da «cavallo di Troia» e impedì che i grandi partiti diventassero ancora più grandi. In altri termini, noi un’esperienza maggioritaria pura non l’abbiamo mai avuta. Ecco perché chiediamo un uninominale puro, che spazzi via ogni residuo di proporzionalità. I ribaltoni tuttavia possono sempre verificarsi, perché non dipendono solo dalla legge elettorale ma una serie di condizioni riferite all’intero assetto costituzionale.

 

Molti sottolineano la perdita di «centralità» del Parlamento perché esso sarebbe costituito da personale politico cooptato.

 

La formula «centralità del Parlamento» è tipica della Prima repubblica, che assumeva il Parlamento come la sede decisionale fondamentale. Nei sistemi di tipo maggioritario le cose non stanno così: lo schieramento che sostiene il governo lo sostiene compatto e basta. Vada a spiegare ad un deputato conservatore o laburista che ha una sua «centralità» e che quindi ha diritto ad un’autonomia dal governo: la guarderebbe come si guarda un marziano.

 

La sostituzione delle liste bloccate alle preferenze aveva proprio lo scopo di «vincolare» il volere del singolo parlamentare a quello del leader di partito. Lo scontro Berlusconi-Fini non può essere visto come la smentita di questo tentativo?

 

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COMMENTI
08/09/2010 - Egregio Enrico Mentana (celestino ferraro)

ottimo il suo Tg7, condotto da un purosangue aduso a molti trionfi. Però devo dirle che la sceneggiata di ieri sera, con un Fini baldanzoso e spocchioso – Regolamento alla mano – che irride al Partito da lui stesso cofondato due anni fa, è stata un po’ una farsa da commedia dell’arte. Mancavano gli Arlecchino, i Pulcinella, i Pantalone, le Colombine ecc., ma c’era Capitan Fracassa: non un Radames cui mancasse un sogno ambizioso, anche l’esercito di prodi è là pronto alle pugnette. Mah! Non serve venirsene in trasmissione con il “Regolamento” della Camera e ostentare che nessun articolo del regolamento prevede la sfiducia e le dimissioni del Presidente della Camera: Regolamento da lui scrupolosamente osservato. I Padri della nostra Costituzione non seppero immaginare un iter dimissionario che prevedesse le dimissioni conseguenti del Presidente della Camera qualora egli si fosse schierato ostile alla maggioranza che lo avesse eletto. Dovrebbe soccorrere il buonsenso e l’etica politica. Eppure, un precedente degnissimo lo si potrebbe trarre da Giuseppe Saragat, Presidente della’Assemblea Costituente con i voti dei partiti dell’Arco Costituzionale (1946-1947), dimissionatosi subito quando ritenne di cambiare schieramento politico (scissione di Palazzo Barberini) fondando il PSLI (6 febbraio 1947). Non ebbe bisogno di nessuna sollecitazione extramoenia, Giuseppe Saragat, per adempiere ad un’azione dignitosa voluta dalla propria coscienza d’integerrimo democratico. Co