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SCENARIO/ Panebianco: voto in marzo? Con il "porcellum" sarà caos...

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La lista bloccata sarà anche stata fatta con lo scopo di rendere tutti ligi all’unico leader, ma la rottura tra Berlusconi e Fini è frutto della variabilità della politica: entrambi sono cofondatori ed entrambi hanno i loro uomini. Questa è la politica, che non può essere decisa fino in fondo da leggi elettorali.

 

A che cosa prelude secondo lei la situazione attuale, con tutti i sommovimenti interni alla maggioranza che vediamo?

 

Se dovessi scommettere, lo farei sul fatto che in primavera si va a votare. E a votare con questa legge elettorale. A meno che non ci sia una qualche risoluzione del conflitto tra Berlusconi e Fini. L’operazione che D’Alema e altri vorrebbero fare - un governo a termine che cambi la legge elettorale - mi sembra difficile da realizzare. Non ci saranno riforme e mi pare che sarà difficile perfino il federalismo, perché non credo che la componente di Fini sarà disponibile a concedere così tanto a Tremonti e alla Lega.

 

Cosa potrebbe significare votare con questa legge, dopo la rottura Fini-Berlusconi?

 

È probabile che il Parlamento risulti ingovernabile, proprio a causa delle caratteristiche del “porcellum”, che enfatizza i premi regionali e comporta una elevata probabilità di maggioranze dissimili tra Camera e Senato.

 

(Federico Ferraù)

 

 

 

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COMMENTI
08/09/2010 - Egregio Enrico Mentana (celestino ferraro)

ottimo il suo Tg7, condotto da un purosangue aduso a molti trionfi. Però devo dirle che la sceneggiata di ieri sera, con un Fini baldanzoso e spocchioso – Regolamento alla mano – che irride al Partito da lui stesso cofondato due anni fa, è stata un po’ una farsa da commedia dell’arte. Mancavano gli Arlecchino, i Pulcinella, i Pantalone, le Colombine ecc., ma c’era Capitan Fracassa: non un Radames cui mancasse un sogno ambizioso, anche l’esercito di prodi è là pronto alle pugnette. Mah! Non serve venirsene in trasmissione con il “Regolamento” della Camera e ostentare che nessun articolo del regolamento prevede la sfiducia e le dimissioni del Presidente della Camera: Regolamento da lui scrupolosamente osservato. I Padri della nostra Costituzione non seppero immaginare un iter dimissionario che prevedesse le dimissioni conseguenti del Presidente della Camera qualora egli si fosse schierato ostile alla maggioranza che lo avesse eletto. Dovrebbe soccorrere il buonsenso e l’etica politica. Eppure, un precedente degnissimo lo si potrebbe trarre da Giuseppe Saragat, Presidente della’Assemblea Costituente con i voti dei partiti dell’Arco Costituzionale (1946-1947), dimissionatosi subito quando ritenne di cambiare schieramento politico (scissione di Palazzo Barberini) fondando il PSLI (6 febbraio 1947). Non ebbe bisogno di nessuna sollecitazione extramoenia, Giuseppe Saragat, per adempiere ad un’azione dignitosa voluta dalla propria coscienza d’integerrimo democratico. Co