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SCENARIO/ 2. Ecco perché Napolitano è il miglior alleato di Berlusconi

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Quanto ai processi che toccano Berlusconi, anche qui, servirebbe una norma condivisa, ma non una forzatura infilata in questa o quella legge: è il nodo più complicato, ma anche su questo, se una via giuridicamente percorribile si trovasse, in Parlamento i numeri non mancherebbero.


E allora, giacché su tutti questi temi si tratta di andare a braccetto col Quirinale (altro che scontro) perché non accontentare il nonnetto del Colle, prima che si arrabbi davvero, visto che – fra l’altro – il Cavaliere aveva opportunamente promesso un ministro dello Sviluppo Economico in tempi brevi? In fondo si tratta solo di scegliere fra due nomi: o Maurizio Lupi, se Berlusconi vuol premiare un uomo a lui vicino, o la “colomba” finiana Adolfo Urso, attuale viceministro allo Sviluppo Economico, se davvero c’è voglia di sanare la ferita con Fini, e rendere più spedita la navigazione del governo.


L’alternativa, invece, è continuare a far volare gli stracci, dando credito a Stracquadanio che propone un “metodo Boffo” allargato, ossia l’utilizzo su larga scala delle patacche a danno di chi disturba il manovratore, ma è Berlusconi per primo che mostra repulsione, e ho visto che persino Vittorio Feltri inizia ad aver dei dubbi, ed ora auspica ora una riconciliazione (sì, ha detto proprio così a Mentana) fra Berlusconi e Fini.


Per il resto, sulle beghe di questi giorni, e su bordate che ancora verranno da Mirabello, consiglio a tutti di tenere allacciate le cinture. Quella in atto assomiglia più a una partita a poker che a un vero braccio di ferro. Tutti sanno che, al poker, anche un’inflessione asimmetrica di un sopracciglio può alimentare dubbi o certezze nell’altro giocatore, ma poi contano le carte che uno ha in mano, anche se purtroppo (nel frattempo) noi giornalisti finiamo per diventare megafoni di questo o quello, in attesa che le carte si scoprano.

 

Ma, come al Meeting è apparso evidente (nelle parole di Mauro Mauro, ad esempio, e anche di Giorgio Vittadini) si tratta di alzare l’asticella, di tornare alla politica. Riscoprendo il Parlamento, mi ha colpito su questo l’insistenza di Vittadini. Non c’è infatti un luogo diverso, in Italia e non solo da noi, per portare a termine le riforme che servono al Paese. Anche affrontando nemici, imboscate, strategie diverse. Non è vecchia politica. È la politica, da sempre, e senza politica non si cambia il Paese. Si fanno solo interviste. Discorsi. E retroscena. Nel Paese intanto cresce la diffidenza, e la gente non ci crede più. Ma non serve cercare l’applauso degli ultras, se gli sportivi, e persino i tifosi più corretti, non vanno più allo stadio. 



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