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Politica

GOVERNO/ Souad Sbai lascia Fini e torna nel Pdl: nel Fli c'è profondo malessere

SOUAD SBAI LASCIA FLI E TORNA AL PDL - "Non sono stata comprata e non voglio posti. Lascio il gruppo di Futuro e Liberta’ alla Camera e torno nel Pdl, perche’ la situazione non e’ piu’ accettabile"

souadsbai_R375.jpg(Foto)

SOUAD SBAI LASCIA FLI E TORNA NEL PDL - CONFERENZA STAMPA: «Oggi ritorno con il Pdl per continuare il lavoro iniziato. Non c'è niente dietro e niente contro il presidente Fini, spero che rispetti la mia decisione. In Fli c'è malessere e anche altri la pensano così, ma non faccio nomi, io parlo per me». Souad Sbai, deputata di Futuro e Libertà e Presidente dell’Associazione donne marocchine in Italia, ha annunciato così il suo abbandono al gruppo parlamentare di Futuro e Libertà per tornare nel Popolo della Libertà.

Al suo fianco, nella conferenza stampa nella sala Colletti della Camera, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto: «È una decisione molto sofferta così come fu la prima. Oggi non ci sono più le condizioni per andare avanti: il nostro Paese non ha bisogno di un continuo litigio». Tra i motivi di questa scelta un grande peso hanno «le uscite di diversi colleghi e l'unione anomala con altri partiti che non fa parte della cultura di centrodestra».

«Non sono una che si vende, non voglio posti e non ho chiesto nulla a nessuno. Ho chiamato Bondi e Cicchitto e mi hanno accettata ma sarei andata anche al gruppo misto», ha chiarito la Sbai.

La decisione è stata comunicata al Presidente della Camera: «Ha tentato di convincermi a restare perchè questo fa parte della politica. Ho fatto capire le mie perplessità, il mio malessere. Non potevo dirgli "O me o Granata"».

Nell'intervista pubblicata quest'oggi su IlSussidiario.net Souad Sbai denunciava il suo disagio e attaccava il falco finiano Fabio Granata: «Lui ha in mente l’alleanza con Di Pietro e porta avanti il suo progetto. Io invece non ho nulla contro il mio governo e contro il Pdl. Voglio portare avanti il programma che la gente ha votato».

 


COMMENTI
24/09/2010 - LOGOMACHIA BOCCHINIANA (celestino ferraro)

Le barbe finte si son sbizzarrite, da Saint Lucia confezionano dossier falsi per screditare quel “vir bonus” di Gianfranco colpito dall’ira funesta del prode Silvio. I Bocchino, i Granata, i Della vedova & C. hanno fatto scudo e l’onta confezionata ad arte (uno tsunami dell’etica) dagli spioni s’è infranta sui villosi petti dei sodali finiani che, l’altro ieri, erano alfieri virtuosi del duce d’Arcore. Com’è volubile la natura umana, la passione è l’unica valore che la conduce, e foss’anche nel fuoco, ci s’immola orgogliosamente schiavi dell’ultimo delirio. In queste condizioni mai avremo una politica ideale generosamente spesa per la collettività. E se qualcuno rompe la regola, ecco che la storia se ne impadronisce per renderlo degno d’imperitura fama. Così forse per Platone, Cicerone, Machiavelli, Voltaire, Montesquieu, Hegel, eccetera (i contemporanei è meglio non citarli). Parliamo evidentemente di 2500 anni di storia nei quali le vicende dell’umanità si son piagate al ferro rovente di molte tirannie. Oggi le cose non son cambiate di molto, sempre l’uomo è l’interprete principale della tragedia umana, le inimicizie e gli odi, gli amori e la fedeltà, i tradimenti e il delitto sono il canovaccio che rendono la storia un romanzo. Ma dipende sempre dalla penna di chi scrive a saper dare alle cose il giusto tono per far sembrare il romanzo diverso dagli altri, ma è sempre lo stesso romanzo. Anche il dolore è sempre lo stesso. Ci s’immaginerebbe che dopo millenni il ...