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SCENARIO/ 1. Per Tremonti prove di leadership all'ombra di Unicredit

Pubblicazione:giovedì 23 settembre 2010

tremonti_bossi2R375.jpg (Foto)

L’ambizione di palazzo Chigi impone non di rado qualche niet scomodo. Qualche freno deciso alla lingua del suo miglior alleato, quel Carroccio poco avvezzo in alcuni suoi esponenti a tenere posizioni diplomatiche, a gestire dossier scabrosi e d’interesse nazionale.

Sulla vicenda UniCredit/Profumo si è infatti giocata un’altra fetta della costruzione di una leadership: quella di Giulio Tremonti, il ministro più potente del governo Berlusconi. C’è chi dice che questa volta abbia perso una battaglia pesante a difesa del banchiere genovese: il Tesoro voleva rimanesse al suo posto, per non aprire pericolose crisi al buio dentro la principale banca del Paese e per segnare un punto contro la cordata rivale, quel fronte romano dei poteri forti che ha sempre diffidato, in fin dei conti, di un signore amico di Umberto Bossi e del Carroccio…

È possibile ci sia del vero in questa ricostruzione, ma resta il fatto che per salvare il soldato Profumo Tremonti ha sfidato (minacciato?) il fronte delle fondazioni azioniste, ha imposto la mordacchia alle frasi scomposte dei due dioscuri leghisti veneti, Flavio Tosi e Luca Zaia, convincendo infine Giancarlo Giorgetti, il ministro delle finanze padane, a correggere il tiro e a professare prudenza e sangue freddo perché sul credito e le partite bancarie non si può buttarla in caciara.

Forse Tremonti ha perfino litigato con l’amico Umberto. Qualche giornale lo ha scritto. E tuttavia per Tremonti con i mercati internazionali non si scherza, bando al populismo. Anche a costo di litigare con gli amici o di difendere un profilo di banchiere mai davvero amato.

 

 


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